L’Aquilone…

E già, l’aquilone… non c’è nulla di duraturo o d’immortale, se non nei pensieri di chi non ha voglia di dimenticare; certo, alle volte si vive solo per un alito, ma quel che resta poi è molto di più e non parlo solo di ricordi che nel tempo sbiadiscono se solo non si coccolano con cura, parlo di quell’immagine che resta impressa nella memoria, indelebile, l’immagine di un viso, di un sorriso, di gesti o di mani che si toccano, l’immagine che non conosce il trascorrere del tempo e che da sola racconta più di qualsiasi altra cosa.

L’aquilone… pensandoci (…), non ho mai corso con in mano un aquilone. Ne ha visti tanti – come questa estate – di mille colori e forme, volare leggeri nell’azzurro del cielo, gli occhi all’insù senza mai perdere un battito di quelle ali, la morbida discesa che dopo una virata improvvisa, riprende forza per poi risalire con più vigore, fiero di esserci ancora e di poterlo dire.

Quel filo che lo lega è come il tempo, che è in ogni minuto che passa, in ogni sensazione che vive, in ogni angolo dei desideri, in ogni frammento delle emozioni, è tutte le volte che si ha voglia di pensare a come viverle ma, anche solo pensarle, è tanto.

 

Oops!!!

Penso che la cosa più difficile sia entrare nella vita delle persone, che non vuol dire conoscerle, ma farne interamente parte, dividere con loro tutto ciò che c’era “prima”, per poi farlo diventare “dopo”.

Così, un pensiero, giusto per dire!

*** Beh, di là – nel blog fotografico – ho riproposto una vecchia foto e qui, insomma, un vecchio pensiero con un mio “graffio” – come l’ha chiamato il mio caro nipotino Dino – Il tempo, mannaggia, il tempo!

Un martedì qualunque.

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Forse una delle cose più belle a mio parere, è riuscire a guardare gli altri con quella curiosità che ha dentro di sé un valore aggiunto, l’idea che a questo mondo non siamo soli e che tutto ciò che ci circonda, proprio perché ne facciamo parte, ci appartiene, come se fossimo, in un certo senso, una grande famiglia.

Se mai si riuscisse a portare a compimento una tale teoria, il mondo sarebbe meno malato, immagino.

Non è l’utopia del vogliamoci tutti bene, baci e abbracci senza distinzione o paure di sorta, del dejà-vù o della banalità di un martedì qualunque, l’indifferenza che sa di apatia nasce prima ancora dentro di noi, ed è poi solitudine, lì si sviluppa, e nel renderci complici di noi stessi, ci toglie il piacere di guardare al di là di quel muro che è fatto solo di ombre.

E’ ciò che ho pensato oggi in un lampo, mentre mangiavo seduto ai tavolini di un centro commerciale; accanto a me ad un certo punto è arrivato un ragazzo di circa 25 anni, ha aperto lo zaino, tirato fuori un contenitore di plastica con dentro della pasta al sugo, un tovagliolo e una forchetta e dopo aver fatto scaldare il tutto nel bar vicino, si è seduto a mangiare, in una mano la forchetta e nell’altra lo smartphone.

In tutto questo tempo il suo sguardo non si è mai “scontrato” con quello del vicino e men che meno ha vagato in giro distrattamente. Un’anima persa (…) in mezzo ad un mondo chiassoso e variopinto.

Dopo si è alzato e così com’era venuto se ne è andato, sguardo chino solo su se stesso.

Niente di anormale probabilmente.

Firenze, la mostra con Chagall…

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La Crocifissione bianca di Chagall

Se non fosse al tempo stesso ridicola e farsesca la cosa, potrei dire tranquillamente che mi veniva da ridere leggendo oggi su Repubblica la notizia con un titolo alquanto eloquente “Firenze, la mostra con Chagall e Van Gogh vietata ai bambini della scuola: “Urta i non cattolici”. Ma non è così, purtroppo, proprio perché da ridere c’è ben poco, se si considera che a volte la voglia di protagonismo mista a ignoranza ha degli effetti devastanti.

E veniamo alla cronaca.

La Crocifissione bianca di Chagall, il quadro preferito da Papa Francesco che per l’occasione della sua visita a Firenze era stato spostato da Palazzo Strozzi al Battistero, non potrà essere visitato dagli alunni della terza elementare della scuola Matteotti del capoluogo toscano. E così neanche la Pietà di Van Gogh, la Crocifissione di Guttuso, l’Angelus di Millet e le altre cento opere della mostra Divina Bellezza. Ai bambini dell’istituto così non sarebbe concesso di conoscere le sculture di Fontana, ma anche i quadri di Munch, Picasso, Matisse che, nell’esposizione fiorentina, riflettono sul rapporto tra arte e sacro avendo come filo conduttore proprio il tema della religione.

La gita per gli alunni del Matteotti è vietata. Il motivo? La visita è stata annullata per tutte le terze per venire incontro alla sensibilità delle famiglie non cattoliche visto il tema religioso della mostra”  (dall’articolo di Gerardo Adinolfi e Valeria Strambi su Repubblica del 12 novembre 2015 )

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Capire e farsi capire.

Uhmmm

Ieri ho avuto una conversazione che mi ha fatto riflettere molto, in contrapposizione al mio “camminare insieme”, cioè a quella voglia di sentirmi sempre e comunque partecipe della mia vita anche insieme agli altri, mi si poneva l’enigma dell’uomo che invece, malgrado cerchi o si illuda di non essere da solo, viva la sua vita in solitudine, perché, per esempio, nei momenti più bui, quale può essere la morte, malgrado abbia vicino a sé chi gli vuol bene, l’affronta comunque da solo.

E’ vero da un lato, ma non del tutto secondo me e la risposta sta in quel bisogno che ognuno di noi ha, malgrado viva la sua solitudine, di sentirsi parte di qualcosa, di qualcuno.

E’ forse un attimo, impercettibile, una sensazione che comunque non lascia spazio ad equivoci; il calore di una mano, o lo sguardo di chi ti ama vuol dire che non c’è l’abbandono, vuol dire che malgrado tutto, non si è da soli ad affrontare l’imponderabile.

La condivisione è un atto di fiducia, non importa se avviene subito o un po’ per volta, ma perché ci sia deve esserci la volontà di capire e di farsi capire, proprio perché noi non siamo un’isola felice e solitaria, ma qualcosa che fa parte di qualcosa più grande, l’insieme di tutti noi. Nessuna realtà può essere scardinata o violata, indubbiamente, ma per fare parte di altre realtà, deve esserci uno sforzo comune, altrimenti è tempo perso.

Così, giusto per dire.

Buon 25 Aprile!

Esprimersi e comunicare.

Mani

Leggevo l’altro giorno un bel post di Manu e tra un commento e l’altro, a proposito di comunicazione, le dicevo che secondo me non si può comunicare senza esprimersi e viceversa, mentre invece lei riteneva fossero due aspetti opposti. E a supporto della sua teoria, mi portava alcuni esempi: i blog senza commenti comunicano o si esprimono? Io credo entrambe le cose. I libri, i film? Quanto un regista vuole, alla fine, comunicare? E il messaggio che ci arriva, corrisponde alle intenzioni dell’autore?

Innanzitutto parto dal presupposto che in qualsiasi manifestazione l’espressione è sinonimo di comunicazione, nel senso che ci si esprime inizialmente per soddisfare un bisogno interiore, nel quotidiano un bambino che piange per esempio.

Nell’arte, l’intuizione creativa nasce da un’emozione forte e qualunque sia il mezzo per esprimerla, comunica comunque un messaggio, anche se non necessariamente corrispondente a quello che l’artista aveva pensato, sognato, sentito.
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‘nnagg… !!!

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Stamattina ricevo un sms abbastanza simpatico, dove c’era scritto:

“Maurè, ci vediamo da Sora Gianna alle 19.30, in via dei Carbonari al numero 32”

“???” rispondo io

“Venerdì” contro risponde il mittente del messaggio.

“Scusa, forse hai sbagliato numero” a quel punto gli scrivo.

E lui imperterrito: “Maurè, so’ Giulio!”

Ed io imperterrito: “Giulio, so’ Arthur!”

Per cui a questo punto non contento mi chiama al telefono dove, con un sorriso sulle labbra, gli ridico che aveva sbagliato numero. Probabilmente non ne era convinto.

‘nnagg… !!!

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Virtuale o reale?

Interno

“Bloggare stanca”, dice Diemme nel suo ultimo post, “anche i tuoi pensieri, oramai, dopo anni, li hai espressi tutti, e allora di che parlare ancora, della cronaca della tua vita? “

E’ molto vero da un lato, la gioia dei primi post, la voglia di sperimentarsi anche per vedere “l’effetto che fa” dopo un po’ si esaurisce, subentra la solita routine che inevitabilmente smorza qualsiasi entusiasmo, ma come in tutte le cose è fondamentale rinnovarsi, direi indispensabile, ridà la carica, infatti, non sono d’accordo che dopo un po’ non si ha più nulla da dire, anzi, pur avendoli espressi tutti i pensieri – ma forse è più corretto dire tanti pensieri – c’è sempre la possibilità di rivederli, per ridiscuterli, una parola tira l’altra e chissà quanti pensieri nuovi possono nascere nel frattempo, perché no? Continua a leggere “Virtuale o reale?”

* In silenzio.

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Volevo cambiare post, scrivere cose importanti della vita, dell’amore, di gioie e di dolore, di aspettative mancate e ritrovate, persino di silenzi, insomma, di qualcosa che mi facesse pensare solo per un attimo che la strada che sto percorrendo non è solo a ostacoli, che il sorriso, quello che mi sveglia ogni mattino, è contagioso anche per gli altri, per chi pensa che il mondo sia tutto sulle sue spalle, per chi non ha tempo per soffermarsi e prendere respiro, per chi è così preso dall’essere se stesso, che non vede niente di diverso.

Avrei voluto cambiare post, ma il bisogno di mettere ordine in questi miei pensieri mi lascia al momento, come dire, un po’ disorientato, forse perché malgrado tutto ciò che ho capito della vita, ahimè, è assai ben poco e da un lato, anche se mi sorprende, mi da l’esatta dimensione di come siamo fragili e allo stesso tempo futili, perché ci perdiamo in cose assolutamente inconsistenti.

Vorrei poter cambiare post per dare il via a nuove discussioni, dove né i miei problemi, né quelli di un altro siano l’argomento preferito, dove parlare del più e del meno diventa l’occasione per prendere coscienza di una realtà che spesso confonde il vero con il virtuale, ma che non ha niente a che vedere con i sogni, dentro queste pagine, fuori per le strade, nelle piazze che chiedono giustizia, nei prati sempre più soffocati dal cemento, nelle distese immense di un mare misterioso, tra le corde che vibrano di un’emozione sconosciuta.

Voglio, ma ciò che realmente voglio è non voler nulla, cullarmi nell’idea che ciò che ho è già abbastanza, qualsiasi cosa in più è bene accetta, ma non per questo mi accontento.

E poi, parafrasando … , mi siedo in silenzio e ascolto i miei pensieri.

E tu, cosa sei?

E così anche le vacanze di Natale sono finite; vabbè che per un vecchietto come me non è che cambi molto, considerato il tempo libero che ho a disposizione e, di conseguenza, la mancanza di assillo nel fare le cose giorno dopo giorno. Una scusa tra l’altro per capire come gira questo mondo così controverso, malgrado tutta questa informazione che arriva da tutte le parti e che alla fine credo comunichi ben poco.

Ritmi diversi rispetto a un tempo davvero, ma la natura umana se ci pensate secondo me non è che sia cambiata tanto, anzi, per certi versi è peggiorata, e purtroppo spesso e volentieri sfoggia la parte peggiore di sé. Continua a leggere “E tu, cosa sei?”