Come canne al vento

L’altra sera stavo per mettere un po’ d’ordine tra la moltitudine di cose che ho scritto in questi ultimi tre anni e mi ritrovo a leggere uno dei miei soliti e (un tempo) inevitabili “Disorientamenti Letterari”, (termine coniato un bel giorno da Elle, mentre ne leggeva uno…) Continua a leggere “Come canne al vento”

Buon 2011!

Evvabè…

                    … beh oggi è una gran bella giornata e Giacomo è uscito da casa, ma se viene via lui poi Lina si sente esclusa e quindi si accomodano anche Alessandro, Giuliettina insieme a Rocco e i suoi fratelli, non quelli del Gattopardo, Luciano, Vincenzo e Gabriele, le sorelle Vika, Ika e Katia, padre Don Salvatore, che ha salvato le popolazioni del Lago Trasimeno, quando si era inondata Firenze, nel luglio del 1947, giorno dello sbarco degli americani a Portofino, e Alessandro fa i capricci perché si è rotta la serranda, in casa sua è ancora tutto buio, ma non come quella volta a Cesenatico, quando sulla spiaggia arrivarono i vu cumprà e senza batter ciglio, Evelina si spalmò di crema protettiva, sai quella numero 5, perché c’era Vittorio che doveva arrivare ed allora si trovarono tutti sul Ponte Vecchio, a scartare quei regali che erano rimasti nel baule della macchina, in quel parcheggio di viale Gismondo da Verazzano, angolo via Paleocapa, dove fanno anche le frittelle e, nonna Pina ci passa tutte le mattine, perché la nipotina, quando viene, si ritrova tutta innervosita, con i capelli in disordine che Marco ed Emanuele si divertono a rimescolare, come fosse un mazzo di carte, si quelle carte che trovi tutte le mattine davanti al tuo portone, e quello stronzo di Giuseppe fa finta di non vedere, come se la casa non fosse anche sua, ma verrà il giorno, o forse non verrà, fatto sta che l’altra sera, mentre bevevo una birretta, mi dissero che Rosina era sotto la doccia e, tutti a guardare fuori alla finestra, che nel frattempo s’era chiusa, per non far passare tutta l’acqua, perché quel rubinetto rotto non era stato più aggiustato, e giusto per non dimenticare, volevo dire che s’inaugura una mostra, in quella galleria d’arte a Castrovillari, dove espongono i nani, tutti e sette ma senza Cenerentola, che nel frattempo è stata mangiata dal lupo cattivo, che l’aveva presa in giro dicendole quant’erano belle le sue orchidee, da non confondere con i gerani di zia Giuseppina, che bagna una sera si e una sera no, senza curarsi che Duilio ha perso i capelli, e che non stava bene dirlo al suo collega…

Inszomma, inszomma… i miei disorientamenti letterari che, visto che siamo a fine anno, fanno capolino, così giusto per… Ve li ricordavate? Qualcuno/a senz’altro se li ricorderà.

Vi abbraccio!

Parliamo un po’ di storia.

… e continuando da  “Sole, mare, mare, sole……”,  un esperimento che devo dire ha dato deliziosi frutti, oggi parliamo un po’ di storia… ‘nnagg… !!!  🙂

Liberamente tratto da Wiki_Arthur:

Il Pelide Achille, figlio di Peleo, re di Ftia in Tessaglia, il pié veloce della mitologia greca, s’intrufolò dalla porticina secondaria del palazzo del re, non senza aver prima sgranocchiato una pannocchia di granturco che aveva rubato dal paniere che si trovava in cucina, senza che Genoeffa, la cuoca cubana fatta venire dal padre dalle Isole Cicladi, che era cresciuta a Mykonos fino all’età di tre anni e poi lo zio d’America l’aveva portata a Paros, non senza essere passato prima da Ios e Milos, lasciando Santorini e Creta lontano dal loro tragitto, se ne fosse accorta. Continua a leggere “Parliamo un po’ di storia.”

Erzicovina delle Valli Ruspanti (il ritorno del ritorno…)

Mi chiama stamane al telefono Erzicovina delle Valli Ruspanti, sì, avete capito bene, proprio quella che ci ha classe, mica acqua fresca e in lacrime mi racconta di una lite furibonda che aveva avuto con suo fratello Armide da Rotterdam, poco prima delle 8 del mattino.

Lei era intenta a fare colazione con le sue solite dieci portate di brioche, frutti di stagione, ovette sode ma con il tuorlo appena appena indurito, burro di arachidi perché più leggero e digeribile, spremute varie, dal succo di ananas, al succo di arance di Sicilia, dal succo di carota, al succo di ermellino, che non è un animale come tanti possono credere, ma è un frutto tropicale della foresta Amazzonica, girato l’Angolo a destra subito dopo le Barbados, che tra le altre cose si chiamano così perché nel 1256 dopo la caduta dell’impero Ottomano, quando Alessandro IV re di Svezia abdicò in favore di Eugenio detto il Grande dalle coste meridionali del Messico al suono di Messico sì, Messico no, alcuni naufraghi capitarono in una terra sperduta, senza un’anima viva in giro e decisero di fermarsi per fare un riposino che poi è durato un bel po’ di anni.

Ecco il perché del nome. (?) Continua a leggere “Erzicovina delle Valli Ruspanti (il ritorno del ritorno…)”

Oooooopsssss!!!

          Che giornata oggi, credetemi, giornata da non dimenticare, una giornata da pensare seduto sulla poltrona preferita con gli occhi chiusi…

… io invece li avevo APERTI, APERTI (gli occhi…)…giusto per non perdere neanche un piccolissimo, infinitesimo, impercettibile, insignificante amorevole particolare.

          Ricordo quella volta che andai a prendere le barbabietole e che, il fruttivendolo giurava e spergiurava che fossero state raccolte in Nuova Zelanda e mio zio si arrabbiò molto, perchè il vigile, che era appena arrivato, voleva fargli bere l’aperitivo, sai quelli che in certi bar ti danno con il supplemento, con la pasta asciutta sputacchiata, le salsine che prima erano gialle e dopo diventavano verdi, perchè come sapete, se prendi il giallo e il blu, mescolato con un po’ di amaranto e un goccetto di rosolio, non quello della nonna di Armando, e meno male che c’è, che ormai non prepara più, ma lo trovi sullo scaffale a destra del supermercato, Cop, Cirocò e Bisbetico Domato, si quel film con la Littizzetto, dove s’intravede anche la Sciura Brambilla, da non confondere con quella rossa tutta tirata che passa alle ore dodici e trenta con l’autobus numero 32 da via Nazario Sauro, quello che con i Mille sbarcò a Positano, perchè voleva mangiare una caprese, ma fatta con lo zafferano e tanto pepe verde appena tolto dalla pianta, e quindi caldo, caldo, come se fosse stato al Polo Nord, sotto l’iglù, di altezza cm 4-8-12, che ha una configurazione diversa dal cassero tradizionale, e la superficie superiore è piana e consente l’impilabilità di un numero maggiore di elementi, e così furono anche tutti felici e contenti…

           *** Oooooopsssss!!! Buon inizio settimana…  ***

In attesa…

          ‘nnagg… facendo un giro nel blog di un’amica, cosa mi ritrovo? Alcune mie intemperanze verbali tipiche dei miei disorientamenti letterari doc, ( nel senso che più dotto non si può… ) onde per cui, in attesa di proporvi “Qualche idea per il tempo libero… genn. 2010” (la nostra rubrica che ormai è arrivata al n. 2, pronta, con le rotative che scalpitano… ), vi lascio a questa piccola parentesi disorientata…

 allora… Armide da Rotterdam, grande condottiero, era passato da Verona (ciao Pan, come stai?), intorno all’anno 1250 ed essendo un buongustaio, si era innamorato perdutamente di un piatto locale che era il sedano gratinato di Verona (appunto…), con dentro i fiocchetti di burro ed il parmigiano, che poi se vogliamo dire le cose giuste, anche Paolo è un gran sedano, nel senso che non sa di niente (almeno così dice Romilda, l’amante della moglie che sta nella casetta in Canadà… con vasche, pesciolini e tanti fiori di lillà, e tutte le ragazze che passavano di là dicevano: “Che bella la casetta in Canada”! …) e non me lo condirei neanche a colazione, che a Firenze si usa fare con caffellatte molto scuro (ne sa qualcosa la nostra Sol?… 🙂 ) e a Romeo… o Romeo, Romeo, sei tu il mio Romeo (diceva Giulietta con l’occhio querulo e il bottone asolato… evvabè, volevo dire fuori dall’asola… )… non piaceva perchè incominciava la mattinata presto sempre con la zuppa di cipolle, simile a quella che fanno a Vercelli, da non confondere con i vermicelli che sono tutta un altra cosa e che piacciono tanto ai pesci, trote, scorfani e pesce spada, tranne ai calamari che preferiscono l’acciuga, infatti se tu vai a pescare, prendi la lenza, inforchi l’amo e… amo… t’amo o pio Bove, e mite un sentimento di vigore e di pace al cor m’infondi, come diceva Valentino, ogni volta che sfilava a Montecarlo, quel paese sperduto in capo al mondo, che per raggiungerlo ci vuole la bussola… uhmmm,  no quella di Viareggio, dove andava Mina a cantare negli anni ’60, quando ancora amava sedersi sul muretto di Alassio, in cerca di Antonio che tutte le volte che lo guardo, mi ricorda un sedano, di quelli gratinati che piacevano tanto a Armide da Rotterdam… che poi a noi non ci importa un fico secco… 🙂

          … a presto, o quasi… ‘nnagg…

Quand’è che c’incontriamo?

Ma, mi domando e dico, se due blogger dovessero incontrarsi, nel caso non si fossero mai visti neanche in fotografia, come fanno per riconoscersi?

Un tempo, (ai tempi in cui Betta filava… ), quando due persone sconosciute dovevano incontrarsi, si usava una rosa come segno di riconoscimento o un giornale ripiegato in mano… considerato che siamo nell’era multimediale, considerando che il blogger usa il pc per comunicare con il mondo intero… vuoi mettere che usa il pc anche per farsi riconoscere?

… avevo ricevuto un’e-mail dove c’era scritto: “Ciao, oggi il sole splende che è una meraviglia, se vogliamo incontrarci, ti aspetto in Piazza San Pancrazio, seduta sui gradini della chiesa (attento, ci sono due chiese, una più grande e una più piccola, non puoi sbagliare… ), non ti dico come sono, che abiti indosso, se porto la frangetta o i capelli raccolti ma, se vuoi, posso usare il mio Compact_Regimental come segno di riconoscimento, che terrò sulle mie gambe, così non potrai sbagliarti… “

“ Bella come idea…” le rispondo… “ Cercherò di arrivare un po’ prima, perché non conosco questa piazza, ma a tracolla, avrò il mio Ragtime, fiammante e nuovo di zecca, così nel caso non dovessi riconoscerti, lo farai tu…”

M’incammino per via Lorenzo il Magnifico, scanso equivoci uso il navigatore portatile, sì, quelli da polso, che sono una meraviglia, la percorro tutta, continuo per via Maqueda, butto l’occhio al piccolo visore e alla prima a destra giro nel vicolo delle Belle Donne, e mentre ci sono mi guardo in giro (‘un si sa mai… ), in fondo la strada si divide in due tronconi, con una rotonda che non promette nulla di buono, riguardo con un po’ d’apprensione il mio fido compagno da polso, e vedo che anche lui è un po’ indeciso… deve essere il software che non è del tutto aggiornato (porcacc…), comunque, decido di andare avanti e alla prima svolto a sinistra, la via si chiama… (mannaggia, dove sono le targhe? )… ecco, via della Conciliazione ( emmenomale, penso…), la percorro tutta di corsa, visto che si è fatto tardi e in fondo vedo una piazza enorme… tiro un sospiro di sollievo ed eccoci, sono arrivato in Piazza San Pancrazio… Wow!!!

In effetti, ci sono due chiese, ma c’è un sacco di gente e sui gradini, nulla… vabbè, penso, dovrà ancora arrivare e magari è andata in un bar a prendere un caffè… Vado nel centro della piazza e mi guardo intorno. Allora… Bar San Pancrazio (e te pareva…), Caffè Mauro, Trattoria delle Tre Comari, Ristorante Pizzeria Vesuvio, Baretto Bevi e Mangia… Oh mannaggia, c’è una tipa che si sta avviando verso la chiesa grande e sotto il braccio ha un portatile… però, adesso che ci penso, al Bar dell’Angolo, c’è una bionda che ha un pc sul tavolino… no, non ci posso credere, da un taxi sta scendendo una signora distinta con una borsa a tracolla con dentro senz’altro un pc portatile… ‘nnaggia, due ragazze, sedute una accanto all’altra, chiacchierano facendo dei segni verso un pc che hanno sulle gambe… oh, porcacc… era una non due, e adesso che faccio?

Uhmmmm… forse era meglio rimandare l’incontro…

Eccoci!!!

          Eccoci… il fine settimana bussa alla porta, vogliamo farlo entrare?

Come diceva Gianbattista Vico (ammazza, che profondità mattutina…), la vita è tutta una giostra… no, aspetta, è come un luna park… è come una bicicletta… no, forse mi confondo con Selinonte o Selinunte, si quello che aveva accecato il Ciclope… forse… la vita è come una ruota…a volte gira di qua, a volte gira di là, a volte ti fa girare (uhmmmm, non si dice…)… a volte ti fa girare la testa, a volte non gira per niente… sarà meglio fare un “giro” su Wikipedia per rinfrescarsi la memoria… però son sicuro che fosse Catullo, che nelle sue “Odi alla notte” diceva: Ubi maior minor cessat… oh, mannaggia, mi sa che stavolta l’ho fatta grossa… 😆 😆 😆

           Ieri sera ho visto un filmetto simpatico, simpatico, di quelle commedie americane dove la risata è sempre “dietro l’angolo” e che finiscono sempre con vogliamoci tutti bene appassionatamente (meraviglioso…). La critica lo ha stroncato, definendolo un film dal “buonismo a palate in salsa di prevedibilità, per palati squisitamente americani”, ma visto che non me ne può fregà de meno, l’ho preso ugualmente e mi sono fatto quattro “squisitamente” risate. Carino, ogni tanto una sana pausa di riflessione disimpegnata ci vuole.

           Titolo: “Perché te lo dice la mamma”, con Diane Keaton

 Bene, bene…buon fine settimana! 😉

Com’è?

“Com’è” è un modo di dire toscano, che starebbe per…  come stai…  come ti va?
Quando telefono a mio fratello che abita da quelle parti, la prima cosa che dice quando risponde è ” ciao Arthur, com’è?”

Ed io mi rotolo per terra dalle risate ( 😆 ), perché mi viene da rispondere “Com’è? Beh, oggi piove a dirotto, perché siamo a novembre e per necessità di cose, c’è gente che si prepara ad andare in montagna, quindi, se non ci fosse la pioggia, non ci sarebbe neanche la neve, che poi l’una non è detto che si trasformi nell’altra e, così giusto per continuare il discorso, mi viene in mente quella primavera del ‘55, si quella quando lo zio di Gesualdo, Don Gioacchino Perspicace, andò all’osteria e appena fu dentro, tutti si misero a ridere, perché aveva portato con se una cesta di verdura, ma di quella che si raccoglie in primavera, che lui, come per miracolo, era riuscito a conservare, e nel mentre si senti il rombo di un motore… stava per passare un aeroplano, con uno stendardo giallo e rosso, tipici colori autunnali, forse, con su scritto in caratteri cubitali  torno subito… uhmmm… era il barbiere di Siviglia, che era andato a prendere il latte e per paura che i suoi clienti andassero via, aveva messo quel cartello e, sua moglie, sempre vigile e attenta, se ne accorse e gli fece la paternale… inszomma, volevo dire la maternale (Mater semper certa… ), sapendo che lui se ne sarebbe fregato, e gli avrebbe risposto: la donna è mobile, qual piuma al vento, muta d’accento – e di pensiero. Sempre un amabile, leggiadro viso, in pianto o in riso, – è menzognero. È sempre misero chi a lei s’affida, chi le confida – mal cauto il core! Pur mai non sentesi felice appieno chi su quel seno – non liba amore!”

Inszomma, quando sento “com’è” mi a_ri_rotolo per terra sempre dalle risate… 😆

Sarò per caso (…) un caso perso?

          Oggi mi sento un po’ così, non so, mi sembra che mi manchi/a… (io ti manco, tu mi manchi, lei mi manca, noi non ci manchiamo, voi non ci mancate, essi si vedrà… ) …dicevo, ho come l’impressione che una costola mi sia stata tolta e, boh… non se la starà mica spolpando uno scoiattolo… come quella volta che l’omino mi disse: strada facendo vedrai che non sei più da solo, strada facendo troverai un gancio in mezzo al cielo e sentirai la strada far battere il tuo cuore… vedrai più amore… vedrai… e allora gli ho risposto: io troppo piccolo fra tutta questa gente che c’è al mondo, io che ho sognato sopra un treno che non è partito mai e ho corso in mezzo a prati bianchi di luna per strappare ancora un giorno alla mia ingenuità e giovane e invecchiato mi son detto tu vedrai,vedrai… vedrai… evvabè, più o meno, questo sproloquio lo facevo circa… ‘nnaggia, adesso faccio mente locale…

 Sarò per caso (…) un caso perso?

           Io perdo tu perdesti egli può darsi che perderà, noi sono sicuro che perderemo, voi chissà se perderete, essi senz’altro perderanno… 😆