C’era una volta un Re…

C’era una volta un Re
seduto sul sofà
che disse alla sua serva
raccontami una storia
e la serva incominciò:
C’era una volta un Re
seduto sul sofà…

Un altro esperimento letterario “C’era una volta un Re…” che si aggiunge agli altri, Antologia del Portiere, Giovanna e Giovanni, In Treno, Sicilia, un racconto scritto a più mani, che coinvolge gli amici che frequentano questo blog.

Come sempre inizio io, così giusto per dare l’input…

… il  fatto è che Marco quella mattina non era per niente di buon umore; la sera, anzi, la notte prima aveva fatto tardi, con la scusa che lui e i suoi amici dovevano discutere di un acquisto appena fatto – Silvano aveva comprato al mercato dello sport di Sulzanella Superiore, una Suzuki GSX 400, con motore bicilindrico versione E con cupolino – aveva rimandato l’appuntamento con Gisella che poi verso le due e mezzo del mattino lo aveva chiamato dicendogli di tutto e di più.

Per cui, memore di quella discussione, mentre prendeva il caffé fatto con i rimasugli di caffettiera del giorno prima, perché si era dimenticato di andare a comprarlo, motivo in più per essere arrabbiato, rimuginava i discorsi fatti poche ore prima, convincendoci sempre di più che una donna tra i piedi in certi momenti era una vera rottura, ma insomma, cosa pretendevano di ottenere con quegli atteggiamenti assurdi e rancorosi?

Poi, come per miracolo, ci fu un lampo nella sua mente e così, preso il suo Bomber di pelle preferito, comprato in quel negozio del centro dove c’era quella signorina, mi pare si chiamasse Selena che a lui piaceva tanto, si diresse verso il garage, non prima di aver acceso la segreteria telefonia.

Lei era lì immobile, quasi fatata, lucida e splendente, sembrava facesse l’occhiolino per quanto era bella. L’aveva posizionata in un angolo non troppo esposto vicino alla finestra, per timore che la luce l’abbagliasse troppo e nell’angolo appena dietro la colonna, aveva messo un faretto a Led che una volta acceso, la inondava di una luce calda e accogliente. Aveva proibito alla donna delle pulizie di toccarla, addirittura di guardarla, aveva disegnato per terra delle linee gialle e rosse oltre le quali non doveva passare, e guai se non le avesse rispettate.

Era il suo gioiello, una moto Guzzi del 1972, la V7 Sport 750, una moto molto bassa con telaio rosso e sovrastrutture verde chiaro metallizzato, un glorioso bicilindrico con 70 Cv, cambio a 5 rapporti e trasmissione finale a giunto cardanico. Dotata di un’eccellente tenuta di strada, era in grado di raggiungere una velocità ben superiore ai 200 km/h e di coprire i 400 metri con partenza da fermo in 13 secondi.

Un mito insomma!

Rimase per qualche secondo lì immobile a guardarla, con un sorriso sulle labbra compiaciuto. Poi prese il casco nell’armadietto, indossò il Bomber, fece scendere da cavalletto la moto e l’accese.

Senti come un fremito dentro di sé al rimbombo di quel suono, una sinfonia per le sue orecchie. La scaldò un attimo poi, indossato il casco e gli occhiali da sole, innestò la marcia e partì.

Pochi secondi e il pensiero andò a Gisella, lei lo avrebbe cercato senz’altro, ma lui per una volta, aveva altro a cui pensare.

Dove sarà andato?

Continua Ermanno… 

Il bello dell’andare in moto è quel senso di libertà che si respira, anche soltanto l’aria che impetuosa ti avvolge quando vai, ti fa sentire come se stessi anche tu volando. Marco era innamorato di queste sensazioni, erano per lui come risorgere e quel giorno in modo particolare, ne aveva proprio bisogno.

Man mano che andava – tranquillo, senza alcuna premura – i pensieri diventavano più sereni, pensava al rapporto con Gisella che nel tempo, ormai quasi dieci anni, non si era mai del tutto concretizzato. Lei avrebbe voluto vivere insieme a lui, ma lui aveva avuto paura di una soluzione così drastica e definitiva, per cui ogni volta prendeva tempo.

Il tutto era incominciato quasi per caso; lei, segretaria di un suo amico avvocato, le era subito piaciuta. Alta, con un bel portamento, aveva dalla sua una sorta di femminilità che la rendeva ancora più bella di quel che fosse in realtà. Era difficile vederla con un vestito o una capigliatura fuori posto, ci teneva forse più del dovuto, e Marco questa cosa l’apprezzava molto, una donna sempre in disordine non l’avrebbe assolutamente tollerata.

Entrambi venivano da due esperienze finite in maniera disastrosa, Marco separato in casa per troppo tempo, aveva trovato un giorno la forza di dare un taglio ad una relazione che rischiava di peggiorare continuamente, mentre lei, che si era sposata giovanissima forse prima ancora di saperne il perché, dopo tante amarezze e tradimenti, era finalmente riuscita a separarsi, grazie anche all’aiuto del suo avvocato che con la scusa di essere il suo datore di lavoro, l’aveva assistita gratuitamente. Ogni volta che lei lo ringraziava, lui le rispondeva che lo aveva fatto principalmente per i suoi interessi, una segretaria perennemente scontenta e in crisi, non era da augurare a nessuno e men che meno, al peggior nemico.

La prima volta che erano usciti insieme…

Continua Sys…

Gisella si era svegliata con il mal di gola.
le capitava sempre dopo una discussione accesa con quell’idiota del Marco. Perché lei odiava urlare, ma lui proprio gliele cavava dal cuore le parolacce. Specie quando faceva il gradasso, l’uomo che comanda e non deve chiedere mai.
Forte di essere lì, accerchiato dai suoi amici a fare finta di essere ancora dei ventenni. Ma soprattutto a comportarsi come tali. Che era peggio.
Oh ma questa volta aveva superato ogni limite, era persino incredula…
Mentre riempiva la caffettiera elettrica, ripensò alla sera prima, lei che arriva puntuale alle 21 al ristorante pizzeria dove si erano dati appuntamento. Quel libro impacchettato nella borsa, comprato così senza un motivo o un occasione, solo perché la copertina l aveva fatta pensare a lui.
E Marco che non arriva. Marco che non risponde al cellulare. Marco che nemmeno richiama.
Alle 22 si era decisa ad uscire, la sensazione di umiliazione era seconda solo all’ansia gli fosse successo qualcosa. L’aveva chiamato a casa e niente… Alla fine dopo aver chiamato anche il pronto soccorso, s era decisa ad un ultimo tentativo sul cellulare, erano le due e mezzo del mattino. E finalmente aveva risposto.
Quel coglione se ne stava lì a parlottare con i suoi amici della moto del Silvano e lui non solo non s era degnato di chiamarla per disdire l’appuntamento, e forse data la circostanza l avrebbe pure capito, ma faceva pure lo scocciato. Le aveva dato dell assurda, che in fondo stava con gli amici, mica in giro a donne…
Ma con chi aveva deciso di uscire negli ultimi mesi? con un quarantacinquenne in piena sindrome da Peter Pan?
Bene che l’avesse capito una volta per tutte, con che razza di narcisista aveva a che fare. Voleva vivere da ragazzino? che lo facesse liberamente. A quel punto non erano più affari suoi.
Gisella prese il cellulare, bloccò le telefonate in ingresso del cellulare dal numero di Marco.
Il caffè era pronto e rilasciava un profumo rotondo e pieno che le scaldò il cuore.

Continua Patrizia…

Il pensiero di Gisella sparì come per incanto quando iniziò il lungo rettilineo che costeggiava il mare e che percorso a velocità sostenuta (ma non da scapestrato) in sella alla sua moto, gli donava quel senso di libertà che ultimamente gli era mancato tantissimo. Eh si, aveva iniziato a sentirsi soffocare da quando Gisella trovava la maniera di discutere su ogni cosa lui dicesse o facesse. Sembrava tanto una maestrina sempre pronta a riprendere lo scolaro monello, non faceva nulla per capirlo, per rafforzare il loro rapporto, anzi pareva proprio che volesse rovinarlo a tutti i costi. Ormai dopo quasi dieci anni avrebbero dovuto conoscersi meglio ed invece pareva che non si conoscessero per niente, si stavano allontanando sempre di più. Chissà, probabilmente si erano messi insieme troppo giovani, ancora un po’ immaturi, pensando che l’amore trovasse sempre una soluzione per qualsiasi problema, che l’amore andasse sempre oltre ad ogni cosa, ogni necessità, ogni sogno, ogni minuto di ogni giornata. Si, l’amore in una coppia è fondamentale per condividere le difficoltà, per aiutarsi nei momenti difficili che possono capitare ora ad uno, ora all’altra, ma forse il loro amore con il tempo non si era rivelato essere così solido come poteva sembrare all’inizio. Con il passare degli anni avevano scoperto uno dell’altra tante cose nuove che non li univano, anzi li dividevano, perché nessuno dei due era disposto a cedere quando c’erano da prendere delle decisioni e quasi mai arrivavano ad un compromesso. Ah se Gisella invece di sentirsi offesa fosse salita in moto con lui, forse avrebbe capito il perché di questo suo grande nuovo amore e avrebbe capito quanto è importante avere anche spazi propri, dove coltivare le proprie passioni, ovviamente senza calpestare l’altro. Accantonò totalmente il pensiero di Gisella, voleva godersi quella corsa libera, con il vento che gli scompigliava i capelli che, essendo lunghi, uscivano dal casco. All’improvviso scorse una spiaggetta che non ricordava di avere mai visto, iniziò a rallentare e decise di fermarsi per godersi la bellezza di quell’oasi di pace. La giornata era bella e quindi poté anche togliersi il bomber e sedutosi sulla sabbia si incantò, riscaldato dal sole, a guardare le vele che volteggiavano in lontananza sul mare. Vele che parevano grandi ali pronte a spiccare il volo portandolo con loro verso un mondo dove non esistevano rivalità, dove le persone si capivano al volo, dove la libertà e la solidarietà erano al di sopra di tutto. Si, iniziò a sognare quel mondo che aveva sempre desiderato…. un mondo d’amore vero, sincero, vissuto senza secondi fini……. Utopia?? forse, ma lui ci credeva, lo aveva sempre fatto fortemente e forse per questo non capiva Gisella che invece era più concreta, più gelida in tante cose e più realista, Lei non credeva nei sogni, diceva che erano cose da bambini e non da adulti…. Rimase sulla spiaggia a lungo, per potersi godere anche la bellezza del tramonto e poi decise che era ora di ritornare. Salì sulla moto e riprese la strada di casa pensando: forse è ora di prendere delle decisioni, di chiarire bene il rapporto con Gisella, di capire se veramente si amavano ancora…. eh si… era ora di prendere decisioni che probabilmente avrebbero cambiato totalmente la vita di entrambi….

Continua Carlotta…

Secondo me Marco andò da quella commessa che le aveva venduto il giubbotto di pelle anzi no… ”Rimirando quell’ultima striscia di tramonto dalla spiaggia, all’improvviso sentì un vociare che veniva dal mare e vide una sirena. Macchè! Era una ragazza che usciva ridendo dall’acqua e scherzava con un gruppo di ragazzi sulla spiaggia invogliandoli a seguirla e per effetto della luce del tramonto si accorse che vedeva di lei solo il contorno arancio brunito del suo corpo ed allora posò d’impulso il suo giubbotto dopo averlo piegato per bene, si spogliò di tutto il resto e si tuffò in acqua sentendosi come un delfino libero da ogni briglia e fu così che raggiunse la ragazza che nel frattempo rideva a crepapelle per quella insolita scena. Un po’ provò imbarazzo ma poi riprese coraggio e le sussurrò all’orecchio: ”Ricordati che ogni cosa va vista nella sua dimensione originale” e poi scoppiò a ridere più di lei che non capiva se quella frase appena ascoltata fosse un passo filosofico o un doppio senso,per cui restò per qualche secondo basita, ma dopo un po’ si slacciò il costume buttandolo a riva e con qualche bracciata veloce lo raggiunse. Mentre la notte sbracciava mandando via ciò che rimaneva del giorno e una luna a forma di sorriso si delineava nel cielo. Era quello forse un segnale?

…mentre Gisella ignara cantava sotto la doccia dall’acqua sempre più rosa tanto da sembrare Mumm rosè, pensava: ”Gli uomini, tutti uguali!” Nel frattempo la ragazza, che ricordava a Marco tanto Selena, arrivò sulla spiaggia e con un gesto rapido prese il giubbino di Marco e lo mise sulle spalle come un accappatoio. Un brivido corse lungo la schiena del povero ragazzo che non capiva se era per dispetto o perché si sentiva in intimità con lui. Si avvicinò un po’ ansioso pensando alla povera fodera del suo indumento e delicatamente glielo sfilò dicendo: ”E’ tardi forse è meglio che ci incamminiamo”. Lei voltandosi si accorse che i suoi amici l’avevano lasciata sola. Certo li aveva conosciuti poco prima al bar della rotonda, probabilmente avevano pensato che lei preferisse così e quasi a malincuore si sollevò e si incamminò con lui, ma fece qualche passo e già pensava: ”Ecco ora incomincerà a dire tutte le frasi carine del suo repertorio poi domani se mi incontra fa finta di non avermi mai vista.”e così pensando assunse un’aria alquanto cupa che spaventò il povero Marco, mentre Gisella preparava una cena a tema tutta rossa, chissà perché!

Continua Arthur…

Continuando da Sys:

Quella mattina c’era il sole, dalla sua finestra riusciva a vedere il mare, era calmo, piatto come una tavola, la spiaggia deserta lasciava pensare a quei momenti teneri vissuti con lui, con Marco.

Fece un sorriso al pensiero, perché Marco quando si metteva era insuperabile; probabilmente quella sua vena da ragazzaccio incallito non l’aveva mai abbandonato e allora s’inventava mille dispetti, gli piaceva giocare stuzzicandomi continuamente, per poi prendermi tra le braccia e darmi un bacio, un piccolissimo bacio, quasi per farsi perdonare, ma poi incominciava subito. Correva sulla spiaggia deserta facendo finta di essere inseguito, ogni tanto si girava a guardare dalla sua parte – e lei stava lì immobile a guardarlo ridendo come una matta – e incominciava a urlare… “aiuto… aiuto… lei mi sta raggiungendo, è quasi qui, aiuto… aiuto…”

Era matto, ma mi faceva ridere tanto.

Aveva deciso di partire all’improvviso, messo dentro ad un borsone l’indispensabile per un paio di giorni, salita in machina se ne era andata al mare, in quella cittadina che li aveva visti tanto tempo prima innamorati come non mai. Stesso albergo in riva al mare e stessa camera con vista sul mare.

Non andava cercando ricordi o quant’altro, cercava soltanto un attimo di pace, sola con se stessa senza per questo fare bilanci o, peggio, progetti vendicativi. Ripensandoci forse l’avrebbe fatto ugualmente, aveva bisogno di mettere un punto, il lavoro, sua madre che la stressava, la sua vita privata, Marco.

Una doccia veloce, un paio di jeans e una maglia di cotone pesante, la colazione e poi, subito fuori a guardare il mare.

Continua Nonno Archimede…

E già, l’aquilone… non c’è nulla di duraturo o d’immortale, se non nei pensieri di chi non ha voglia di dimenticare; certo, alle volte si vive solo per un alito, ma quel che resta poi è molto di più e non parlo solo di ricordi che nel tempo sbiadiscono se solo non si coccolano con cura, parlo di quell’immagine che resta impressa nella memoria, indelebile, l’immagine di un viso, di un sorriso, di gesti o di mani che si toccano, l’immagine che non conosce il trascorrere del tempo e che da sola racconta più di qualsiasi altra cosa.

L’aquilone… pensandoci, Marco pensa che non ha mai corso con in mano un aquilone, ne ha visti tanti, di mille colori e forme, volare leggeri nell’azzurro del cielo, gli occhi all’insù senza mai perdere un battito di ali, la morbida discesa che dopo una virata improvvisa, riprende forza per poi risalire con più vigore, fiero di esserci ancora e di poterlo dire.

Ma poi si rende conto che quel filo che lo lega è come il tempo, che è in ogni minuto che passa, in ogni sensazione che vive, in ogni angolo dei desideri, in ogni frammento delle emozioni, è tutte le volte che si ha voglia di pensare a come viverle ma, anche solo pensarle, è tanto.

Gli autori: Arthur, Ermanno, Sys, Patrizia, Carlotta

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