Pittura fresca!

‘nnagg… sentite per caso odore di pittura?

E già, ci vuole ogni tanto una tinta nuova alle pareti. Ma (…), sento una vocina che dice:  non dovevi parlare della mostra di Andy?

‘nnagg… avete ragione, ma dopo tanto pensare – si sa che se si pensa troppo poi non si conclude nulla – ho pensato, appunto, di rimandare ogni discussione che comportasse un aggravio di pensiero  che, con il caldo che c’è, ci sta alla grande.

Ma siate fiduciosi. Come ho scritto una volta, “intanto penso, rifletto, nel farlo, vedo scorrere immagini che cambiano colore, come su di una girandola che luccica, mossa dal soffio di un alito, più per inerzia che per altro, alla ricerca di un motivo o solamente per capire.”

Già, alle volte le lattine di pittura aiutano.

Appunto!

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Oops!!!

Penso che la cosa più difficile sia entrare nella vita delle persone, che non vuol dire conoscerle, ma farne interamente parte, dividere con loro tutto ciò che c’era “prima”, per poi farlo diventare “dopo”.

Così, un pensiero, giusto per dire!

*** Beh, di là – nel blog fotografico – ho riproposto una vecchia foto e qui, insomma, un vecchio pensiero con un mio “graffio” – come l’ha chiamato il mio caro nipotino Dino – Il tempo, mannaggia, il tempo!

Scolpire la luce!

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Come già accennato nel mio post precedente, non solo mare o bella compagnia questa estate, ma anche un po’ di arte.

Confesso però di sentirmi confuso di fronte all’arte moderna, qualunque sia la sua matrice. Quadri, sculture, opere che affondano la loro esistenza in un ripetersi monotono alla ricerca di un dejà-vu spesso sconfortante, che probabilmente rincorre la novità, senza per questo trovarla.

Le istallazioni, grandi o piccole che siano, sono diventate un’abitudine, una moda e in tante di queste, il nulla è di casa, o almeno questa è la mia impressione. D’altra parte un’opera, se da sola non si esprime, forse che insieme a delle altre acquista una dimensione diversa?

Ecco da cosa nasce la mia confusione, nel non sentirmi coinvolto, quella parte emozionale di me che a gran voce chiede di voler partecipare, si sente tagliata fuori e così i miei occhi scrutano senza curiosità opere una accanto all’altra, come se fossero inutili oggetti riposti su di uno scaffale di un supermercato.

Ma capita anche di leggere recensioni di artisti tra l’altro quotati che pur di “giustificare” delle scelte artistiche a dir poco discutibili, secondo me, esprimono l’inverosimile; e così un gioco di specchi sapientemente collocati in un’istallazione dentro le sale di un palazzo antico, è l’inizio, l’invito di un susseguirsi d’immagini che dovrebbero portarci a chissà quali considerazioni psicosocialfilosofiche.

Maddai!!! Continua a leggere “Scolpire la luce!”

La bellezza.

My beautiful picture

Sì, la bellezza sta negli occhi di chi guarda e di questo sono certo, rispondevo qualche post fa a Ivana

Oggi credo che non ci sia il culto del bello, ma piuttosto il culto dell’apparire che è completamente diverso. Per me è bello un bel paesaggio mozzafiato, la brezza marina di una sera d’estate, un viso che non ha bisogno di artifici per sembrare tale, perché anche una ruga, un segno del tempo che passa ha la sua bellezza. Per me sono belli due vecchietti che camminano per strada tenendosi per mano, è bello un campanile gotico, così come è bella una casa diroccata, che incurante del tempo che è passato, si mostra in tutta la sua devastante immobilità.

Per me è bello guardare un’opera d’arte e gridare felice, perché dentro sento le corde all’unisono vibrare, così come lo è l’emozione che provo guardando un film strappalacrime che mi obbliga a ributtarle dentro quelle lacrime, appunto. Queste e tante altre sono le cose belle che i miei occhi riescono a vedere come tali.

Poi c’è il bello obiettivo, ciò che è impossibile ritenere altrimenti. Ma allora non dobbiamo parlare solo di bello, ma anche di qualcosa che fa parte della nostra educazione, della nostra cultura e formazione, del nostro modo di vivere e del contesto in cui viviamo e quindi del modo che abbiamo di recepirlo, per poterne fare parte.

Ma anche qui non vi è nulla di assoluto, perché un bell’abito o un bel tessuto che io ritengo tale, può non esserlo per un altro. I gusti e tutto il resto che ho appena detto, ci differenziano l’uno dall’altro.

E quindi, torniamo al punto di partenza, la bellezza sta negli occhi di chi guarda?

ps: e parlando di bellezza, potevo non mettere una mia vecchia foto scattata in Sardegna alla quale sono particolarmente legato? 

Ieri, oggi…

Ombra_a

Mannaggia come passano i mesi!!!

Siamo a giugno, ad un passo dalle vacanze estive e, come tutti gli anni, malgrado tutto ancora lontane.

Oggi, per le vie del centro guardavo i ragazzi che gironzolavano con lo zaino in spalla – l’ultimo giorno di scuola? – e così ho ripercorso con un sorriso, gli anni della spensieratezza.

Mi ci vedevo in giro con gli amici di sempre, quelli intimi, quelli fidati, parlare delle solite cose, magari con il pensiero d’incontrare la ragazza che mi aveva sorriso, così, senza tempo o cose importanti da fare.

Il liceo, la fine dell’anno scolastico, felicità da un lato, ma anche un po’ di nostalgia per i giorni passati divertendosi tra un’ora di lezione e l’altra.

Sì, sorridevo pensando alle aspettative che allora erano davvero tante, agli ideali che smuovevano la nostra voglia di fare, urlando a tutto il mondo che noi avremmo cambiato il mondo, con la forza della verità di quando si hanno sedici anni, con quell’incoscienza che faceva vedere tutto e il contrario di tutto.

Ci sono momenti che ricordo come se fossero ieri, altri che invece probabilmente ho rimosso; in ogni caso, i momenti della riscossa, perché credere era il verbo che ci faceva vivere da protagonisti, lontano dai grandi e senza tanta voglia di essere come loro, ma sempre rincorrendoli, così come è normale che sia.

Cosa è rimasto di allora? Forse quel “verbo”, un po’ di disincanto, aspettative perse strada facendo e altre raggiunte senza nemmeno volerlo. Un altro mondo, costruito un passo per volta, la vita che nel frattempo mi ha fatto conoscere la sua verità.

Nessun bilancio però, solo un sorriso, e una tenera pacca sulle spalle.

Le mie!

* L’immagine che noi riflettiamo…

Immagine

E così nell’attesa di nuove ispirazioni ( sì lo so, ogni tanto lo dico, mannaggia, perdono, perdono, perdono… ), vi ripropongo un brano che avevo scritto nel numero di sett./ott. 2010 nella mia rubrica “l’Opinione” di The Best Magazine_#6,  e che mi è venuto in mente leggendo su Repubblica un articolo dal titolo molto emblematico ” Ama il tuo corpo: la diversità è un punto di forza” dove gli autori alla fine concludono ” Magari invece di mirare solo al miglioramento fisico, nel 2016 dovremmo concentrarci sul cambiare i nostri atteggiamenti e comportamenti proprio per quanto concerne la diversità e l’accettazione di noi stessi”. Continua a leggere “* L’immagine che noi riflettiamo…”

Tra un ferro del 12 e l’altro…

Cassetto_a

Ieri WhatsAppando un po’ e un po’, ho sentito un’amica blogger con la quale in passato, poi non tanto remoto, ho scambiato un pezzetto di vita.

In effetti, lei mi ha visto nascere tra queste pagine ed era sempre un vero piacere leggere i suoi commenti, alcuni davvero profondi, incisivi e attenti, tant’è che più di una volta, dopo, mi sono stati d’ispirazione per scriverci dei pezzi, ai quali sono particolarmente legato.

Se dovessi fare un’analisi attenta di questi ormai sette lunghi anni di blog, verrebbe fuori un bilancio positivo, sia per tutte le persone che ho conosciuto e le belle amicizie nate nel frattempo, ma soprattutto per quella carica di umanità che loro hanno avuto la capacità di comunicarmi, rendendomi consapevole e ricco al tempo stesso.

Ma navigando, le sorprese non finiscono mai, e magari s’incontra qualcuno che parla di cose che non conosci, e che per tutta una serie di motivi, non sarà mai il caso di approfondire. Ma il suo modo di porle le rende così appetibili che non si può fare a meno di leggerle. Continua a leggere “Tra un ferro del 12 e l’altro…”

Hai torto Caro Vecchioni, la Sicilia non è un’ Isola di Merda.

Canneto_Lipari

E’ così che l’ha definita Vecchioni invitato all’incontro dal titolo “Mercanti di luce” alla facoltà d’ingegneria di Palermo.

Io, come scrisse una volta Luigi Pirandello, sono nato in Sicilia e lì l’uomo nasce isola nell’isola e rimane tale fino alla morte, anche vivendo lontano dall’aspra terra natìa circondata dal mare immenso e geloso.

“A me dà fastidio chi parla male della Sicilia, ma ne parla male perché il giudizio non è tale, è mal motivato, è piuttosto un qualcosa di non corrisposto, un risentimento. ”

(Manlio Sgalambro)

Sogno o realtà?

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Non ci sono momenti migliori o momenti peggiori determinati, magari, da situazioni critiche, oppure da particolari scontenti, fatto sta che ogni tanto sento dentro di me una strana voglia di cambiare (che poi, forse, non è neanche la parola giusta…), come se tutto ciò che mi circonda mi stesse stretto, o mi sentissi inadeguato nel viverla, oltre che nell’affrontarla.

Badate bene, non è una fuga da responsabilità o da realtà scomode da affrontare, assolutamente no, anzi, devo dire che per carattere di fronte alle difficoltà, soprattutto le peggiori, do il meglio di me stesso; è invece una sorta di disagio che avverto come se non mi trovassi in quel momento nel posto giusto, come se tutto ciò che faticosamente ho costruito e del quale, a volte, vado fiero, dovesse per una sorta di strano marchingegno ricominciare daccapo.

Capita in momenti del tutto inaspettati, magari come ieri, mentre passeggiavo in riva al lago da solo al mattino presto con un sole pigro che si specchiava nell’acqua e che sembrava finta per quanto era immobile. Sarà stata forse l’aria fredda che entrava nelle ossa, che libera e purifica, sarà stato il cielo azzurro e limpido che veniva voglia di toccare, oppure, forse è quel sentirmi dentro un po’ come uno zingaro, sempre e perfettamente a mio agio in qualsiasi luogo, come se il mondo fosse la mia casa e l’emozione di esserci, una grande liberazione.

E gli affetti, le persone che mi sono care, direte? Porterei tutti con me e come un perfetto padrone di casa, farei vedere ad ognuno le cose nuove da gustare, con il sorriso, con la voglia di scoprirle un po’ per volta, senza però la sensazione di dover ricominciare.

Sogno o realtà?

Chissà, forse un po’ l’uno, forse un po’ l’altro, o forse è soltanto voglia di viverla questa vita, standole al fianco, senza per questo rincorrerla.