Mistero infinito.

NelCielo

Quante volte ci siamo chiesti di cosa è fatto l’universo, o anche soltanto cosa ci sia dietro ad un cielo che, proprio perché scuro, è pieno di mistero?

A me capita alle volte d’estate, prima di andare a letto mi siedo sul terrazzo della mia casa al mare , guardo le cime dei pini che si stagliano nel cielo formando delle strane ombre e il mio pensiero vaga solitario tra una stella e l’altra, senza chiedere, senza domandarmi perché. E’ un momento che condivido con me stesso, ed è meraviglioso.

Ma a quanto pare anche mio Padre amava farlo. Strano davvero!

Mistero infinito.

Silenziosa la notte;
ed ecco il cielo
ancor di più sprofonda nel mistero.
Mai sazio di sapere, ad ogni stella
ch’è nel ciel sospesa io chiedo
cosa c’è dietro a quel velo.
“Finito sei e qui c’è l’infinito”,
in coro mi rispondono le stelle,
“l’immenso è immenso e tu sei picciol nido;
guardalo pure il cielo, ma sol
per ristorare il tuo occhio  sognante,
non gravare di dubbi la tua mente.
Finchè il tuo spirito è schiavo
di natura, non può spiccare il volo
e saltellare da stella a stella
i misteri del cielo a disvelare.
Calma l’ardore, tu che vuoi sapere,
se hai fiducia nel ciel, non domandare”.

Santi

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Ancora la Poesia.

Poesia

E così il Natale è passato con pranzi, baci, abbracci, e anche se non per tutti, con momenti di serenità.

Nell’attesa di farvi gli auguri per l’anno nuovo, vi ripropongo forse una delle poesie più belle che ha scritto mio Padre, Ombre, che parla di un incontro – lui stesso lo evoca – come durante una passeggiata, un incontro casuale di gente che vive una realtà sgombra di pensieri e proprio per questo felice di essere lì.

La speranza, come mi piace pensare, la consapevolezza di trovare uno spiraglio per incontrare quel sorriso.

Ma prima una piccolissima poesia – sempre sua – che secondo me è la metafora del Natale, di quel Natale che si dovrebbe vivere tutti i giorni.

 Il Merlo ferito.

Ho visto un merlo con la gamba rotta,
strillava furente il poverino;
l’ho preso in una mano,
l’ho accarezzato,
e lui riconoscente si è calmato.

Santi

Ombre

E strànio mi sento
in questo pullulare di apparenze,
mi viene il dubbio che il parlar
con tanta gente, altro non sia
che un dialogo tra ombre,
ombre camuffate d’argilla e calce
mista a cenere.
Che tristezza!
E’ tutto ciò delirio della mente
che, creando, corrompe
la mia corrotta immaginazione,
oppure intorno a me c’è indifferenza?
La mente si smarrisce,
e fra tanti, che
mi sfiorano ignorandomi,
temo di essere un’ombra anch’io,
ombra tra ombre,
soffio fuggente
in una moltitudine sfuggente.
E incerto qui di vivere
vorrei migrare in altra dimensione
per incontrare gente ancora viva
che, sgombra di pensieri, mi sorrida.

Santi

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* Pensieri da custodire.

Pensieri_a

Pensieri che vanno e pensieri che restano, pensieri che lasciano traccia solo perché ci sono, pensieri che fuggitivi si appisolano dopo aver fatto capolino tra un pensiero e l’altro.

Ma anche pensieri che non danno tregua, pensieri che sarebbe meglio poter cancellare, magari con pensieri lievi che indulgono al sorriso, che aprono le porte alla spensieratezza o solamente all’essere, a volte, un po’ più tranquilli.

Pensieri fatti di parole, punti e virgole, come di una storia che non ha mai fine, pensieri che ci appartengono, ma anche pensieri che potrebbero essere di un altro, che riusciamo a fare nostri per dare riparo a pensieri che altrimenti potrebbero creare altri pensieri.

Pensieri di storie già finite, che magari potevano essere lì ancora da raccontare, pensieri che nell’immagine di un volto, o nel suono di una voce, o di parole scritte senza alcun pudore, trovano rifugio, pensieri da custodire.

I miei Nonni.

Poesia

E nell’attesa che scocchi l’ora (…) e visto che abbiamo parlato di quanta tenerezza ci sia nei vecchietti, vi lascio con una poesia sui nonni scritta da mio padre, tenera, dolce e vera come tutte le cose buone della vita.

I miei Nonni. 

Solo una volta vidi
la madre di mia madre;
erano gli ultimi suoi giorni,
e si è spenta
come una lampada ad olio
cui manchi all’improviso il suo alimento.
Degli altri nonni
nessun ricordo, o traccia nella mente:
quando vidi la luce, erano
da tempo già svaniti.
Ora che sono nonno anch’io
e con letizia
vado a scoprir, di giorno in giorno, quanto
la mia vita di ciò si aggrada,
penso ai nonni da me non conosciuti
e mi domando
di quanto amore essi furon privi,
quanto di quell’amore a me fu tolto.

Santi

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Un bambino che nasce.

E nell’attesa di trovare nuove ispirazioni, vi lascio con una poesia di mio padre Santi che, insieme ad una mia foto, avevo già pubblicato nel Magazine ScrivereGiocando del Natale 2010.

Buona lettura!

Un bambino che nasce

Un bambino che nasce, è come un fiore
che schiude i suoi petali.
Ma se il vento infuria e
pioggia e grandine offendono il suo stelo,
copritelo, o mamme, vigilate che
non disperda il suo profumo.
Ad aver cura di un bimbo
basta l’amore.

Santi

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Tango!

© Fabian Perez
© Fabian Perez

Aspettando che il Bandoneón si decida per riprendere a suonare, nel chiacchierio sommesso della sala ci si vede quasi per caso. Uno scambio veloce di sguardi, un leggero cenno del capo, poi, avvicinandosi con dei passi lenti al ritmo di una musica che suona nella mente, due corpi che s’incontrano senza conoscerne i contorni, e senza per questo chiedersi perché.

Una mano stretta nell’altra, ancora un attimo mentre gli occhi negli occhi si abbandonano; e già si sentono le prime note che, come a prendere fiato, delicatamente sgorgano in una lenta armonia nata per avvolgere la mente, l’anima, o forse soltanto l’inizio di un altro abbandono.

E in quell’inizio, un leggero dondolio del corpo che lascia una nota dopo l’altra entrare dentro. Il braccio che la cinge su per le spalle, l’abbraccio, l’unione di due corpi che prima si cercano, poi si sentono e poi ancora si riconoscono; la sensazione di una perfetta simbiosi che non ha bisogno di un motivo per esistere.

Incomincia passo dopo passo, il capo chino da un lato, gli occhi socchiusi e il respiro trattenuto a stento, e nel mentre, armonia di giravolte, volteggi di gambe che nell’aria disegnano sensuale melodia.

Tango!

Quando viene l’autunno

E così siamo arrivati ad un altro fine settimana. Vi lascio con poche e semplici righe, una bella poesia di mio padre.

Buon fine settimana!

Quando viene l’autunno.

Quando viene l’autunno
e nel viale
soffia il vento ponentino,
dagli arbusti si staccano a migliaia
le foglie senza vita.
Povere foglie, anemiche e svanite
dolce ricordo d’ombra!
Voi soccorrete il tempo
pur nel breve alitar di vostra vita:
ieri verdi, ora ridotte a fango.
A troncare il vostro stelo
basta un soffio di vento.

Santi

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I colori più belli.

E così si è fatto sera; sto preparando una cosa bella che immagino vi piacerà senz’altro e così, nell’attesa, vi lascio con un’altra poesia di mio padre che, con i suoi pensieri, mi ha fatto tante volte compagnia.

I colori più belli.

C’è calma di vento ed ogni fronda è muta;
non lontano, un frullo d’ali
e una tortora che canta, ritmando
malinconico verso.
E’ come un ticchettio,
ammonisce che il tempo fugge.
Ho vissuto molte primavere
sfolgoranti di sole, ho visto
cieli limpidi
e promettenti aurore risplendere;
nubi rigonfie ora vedo
affollarsi di pioggia e grandine,
uggiose notti
il galoppante autunno minaccia,
e cieli bui.
E sento su di me sciogliersi il tempo!
Ora mi par di correre in salita
e l’erta è sempre più dura.
Cosa m’aspetta di là dal valico?
Non vedo bagliori all’orizzonte, ma
il cor mi dice
che nell’immenso vuoto impalpabile
vedrò anch’io i colori più belli.

Santi

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Armonia.

Bagliori spande un sole vagabondo;
l’ippocastano freme,
fluisce nei suoi rami linfa nuova;
il prato s’innovella
suggendo alla matrice il suo splendore.
E prorompe la vita,
come sorgiva che divien cascata,
qual fiume che dilaga.
Ed ecco, ai bordi d’un rivo,
uccelli a frotte frugano tra i sassi:
e frugando frugando
beccano qualche briciola,
ancor di quelle
che il rivo sparge intorno ove tracima.
Com’è felice il ruscello:
si vede dal suo correre tranquillo,
da come a chiare note il canto scioglie.
La vita è simbiosi di elementi
che la natura infiora.
Che meraviglie, che armonia!
Ognuno attinge,
l’un dell’altro si giova.

Papà Santi

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Fuitina

Oggi vi voglio lasciare con una poesia che mio Padre ha scritto, tra le tante, forse l’unica in dialetto Siciliano. Il tema la “Fuitina”, altro non è che la fuga di due giovani fidanzati per mettere le rispettive famiglie davanti al fatto compiuto e, ottenere così il consenso per il matrimonio. Un tempo era molto in uso in Sicilia, soprattutto quando una delle due famiglie si opponeva al fidanzamento dei due giovani, in altri casi le famiglie erano d’accordo, per cui le nozze riparatrici erano anche la scusa per evitare le costose cerimonie che altrimenti si sarebbero dovute fare.

Non la traduco, almeno per il momento. Buona lettura. Continua a leggere “Fuitina”