‘sera! ‘giorno!

Ciliegio_a

Questa sera per cena pasta a forno alla maniera Sicula con melanzane fritte – se le trovo belle belle – uova sode, ragù di carne, formaggio emmenthal, prosciutto cotto a dadini e, per finire, una sformaggiata di parmigiano, tanto, tanto.

La pasta deve essere assolutamente corta, tipo maccheroni, ne va del risultato finale.

Ogni forchettata di questa delizia la dedicherò a tutti voi – egoistoni che non siete altro, visto che non mi dedicate mai neanche una semplicissima moussina di cioccolato fondente, che “a me mi ci piace” tanto –

E a proposito di cose dette e scritte, non si sceglie di essere in un modo, lo si è. Le emozioni, i disagi, certe esperienze, servono per farci crescere, l’importante è metabolizzarle nel modo giusto.

E allora, meglio tornare a “creare” se stessi, per rinnovarsi, per rigenerarsi; bisogna trovare questa via e ognuno sa farlo in un modo unico e speciale, perché è questa unicità che a volte ci fa vivere una maniera diversa di sentire le emozioni, per poi condividerle con gli altri.

Chi sceglie di non farlo, vive la solitudine di un respiro che non si apre alla vita e, che triste considerazione.

Ciao!

E secondo voi?

Parlando con un’amica l’altra sera ho scoperto che ha un rapporto molto libero con suo figlio, nel senso che lui entra e esce di casa senza dirle mai nulla e quindi senza che lei se ne accorga, tant’è che alle volte per sapere se c’è deve andare a bussare alla sua porta.

Oh caspita, le ho detto, ma come, non ti saluta prima di uscire? Niente abbracci? Nemmeno un bacio?

Nooooo, mi risponde lei convinta, certe smancerie in casa mia sono bandite.

Oopsss!!! (Sorrido, direbbe Alessandra!)

Oh caspiterina, mi sono detto, come è possibile? E già, io vengo da una famiglia dove l’abbraccio, il bacio, o quanto meno il saluto era ed è un’abitudine consolidata, diciamo “normale amministrazione”, per usare un termine terra terra e comunque sia, non sono mai uscito di casa dei miei senza salutare, senza dal loro un bacio o soltanto un abbraccio, e così è sempre stato nella mia vita privata.

Ma d’altronde è uguale con mio fratello, con mia sorella, con i miei nipoti e, udite udite, con i miei amici più cari e se venisse meno, mi sembrerebbe mancasse qualcosa.

Non ritengo siano delle smancerie inutili, anzi, fa parte secondo me di quel senso di accoglienza che non può mancare in un rapporto familiare, ma anche tra amici intimi con i quali si condivide buona parte della propria vita, è quel contatto fisico che in qualche modo suggella una condivisione diversa dalle altre.

Nessuna intimità negata quindi, anzi, un’apertura a un dialogo che si affida ai gesti oltre che alla parola, per niente trascurabile secondo me, ma è ovviamente un mio pensiero.

E voi che fate?

Le nostre radici.

Messina_ab

Sono ormai parecchi anni che sono andato via dalla Sicilia, giovanissimo, a sedici anni, non mi rendevo conto di ciò che lasciavo e neanche di ciò che avrei trovato in un altro posto, anzi, ero abbastanza eccitato all’idea di fare nuove conoscenze, con parecchio spirito di adattabilità quindi, dispiaciuto comunque di abbandonare gli amici di sempre, gli affetti che per tanto e da sempre erano stati un riferimento, ma quando si è giovani certe cose passano in secondo piano, attratto più dalla novità che da altro.

Ieri ho avuto una bellissima conversazione al telefono con una mia cugina che non vedo praticamente da una vita, abbiamo parlato come se ci fossimo lasciati il giorno prima, mi ha raccontato di sé, persino di una ricetta tipica Siciliana, lo stoccafisso a ghiotta, che nella mia famiglia andava alla grande, delle sue belle nipotine che tra l’altro non ho mai conosciuto, dispiaciuti entrambi di tutto questo tempo passato e per non aver più condiviso come un tempo dei pezzetti di vita e alla fine ho avuto la sensazione di essermi perso qualcosa, pensavo che se li rivedessi, tranne lei, il marito e la figlia più grande, inevitabilmente sarei stato un estraneo per loro, il cugino del quale si era sempre sentito parlare ma, uno sconosciuto a tutti gli effetti.

Noi Siciliani abbiamo con la famiglia, in senso allargato, un rapporto quasi viscerale, con i miei cugini materni ci sono praticamente cresciuto ed è difficile dimenticare certi momenti, ma quando si va via qualcosa si rompe, è vero, i ricordi rimangono intatti, anche se nel tempo sbiadiscono a poco a poco, si cerca di ricostruirli, ma mancano troppi pezzi importanti, manca quella vita vissuta giorno dopo giorno che in rapporto, qualunque esso sia, è fondamentale, manca quel crescere insieme che è fatto di gioie e di dolori.

Nulla è perduto, ma quanta fatica ci vuole per riconquistarlo.

Ancora la Poesia.

Poesia

E così il Natale è passato con pranzi, baci, abbracci, e anche se non per tutti, con momenti di serenità.

Nell’attesa di farvi gli auguri per l’anno nuovo, vi ripropongo forse una delle poesie più belle che ha scritto mio Padre, Ombre, che parla di un incontro – lui stesso lo evoca – come durante una passeggiata, un incontro casuale di gente che vive una realtà sgombra di pensieri e proprio per questo felice di essere lì.

La speranza, come mi piace pensare, la consapevolezza di trovare uno spiraglio per incontrare quel sorriso.

Ma prima una piccolissima poesia – sempre sua – che secondo me è la metafora del Natale, di quel Natale che si dovrebbe vivere tutti i giorni.

 Il Merlo ferito.

Ho visto un merlo con la gamba rotta,
strillava furente il poverino;
l’ho preso in una mano,
l’ho accarezzato,
e lui riconoscente si è calmato.

Santi

Ombre

E strànio mi sento
in questo pullulare di apparenze,
mi viene il dubbio che il parlar
con tanta gente, altro non sia
che un dialogo tra ombre,
ombre camuffate d’argilla e calce
mista a cenere.
Che tristezza!
E’ tutto ciò delirio della mente
che, creando, corrompe
la mia corrotta immaginazione,
oppure intorno a me c’è indifferenza?
La mente si smarrisce,
e fra tanti, che
mi sfiorano ignorandomi,
temo di essere un’ombra anch’io,
ombra tra ombre,
soffio fuggente
in una moltitudine sfuggente.
E incerto qui di vivere
vorrei migrare in altra dimensione
per incontrare gente ancora viva
che, sgombra di pensieri, mi sorrida.

Santi

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Scriveregiocando2013

Cop_Scriveregiocando2013-Min_om

La rivista da sfogliare su Issuu          Il Magazine in Pdf da scaricare 

E così – con un giorno di ritardo per problemi avuti nella pubblicazione in pdf del Magazine, per cui scusatemi per questa promessa non mantenuta 🙂  – ci siamo, Scriveregiocando 2013 sia in versione Sito che in versione Magazine è finalmente on-line ed è sempre con immenso piacere che lo comunico qui sul mio blog.

Questa iniziativa Natalizia di Morena Fanti raccoglie attorno a sé sempre tanti amici scrittori, con l’aggiunta quest’anno di Antonella, Calo, Maria Rosaria, Luna, Erik, che ci hanno deliziato con i loro racconti e le loro riflessioni sul Natale.

Come giustamente ha fatto notare Morena nel suo editoriale, in nostro pensiero va anche verso chi, vittima di questa crisi economica che non smette ancora di esserci, non vive momenti sereni, ai tanti giovani che non riescono a trovare una via da seguire, agli anziani lasciati da soli, che giorno dopo giorno fanno i conti con una pensione da fame e la copertina di Scriveregiocando – un po’ la metafora di questi nostri tempi – l’ho voluta dedicare proprio a loro, con una foto che avevo scattato l’anno scorso ad una festa di beneficenza; c’era tanta allegria, era una giornata serena, ma certe verità le scopri negli occhi delle persone, l’unica cosa che ho cercato accuratamente di non fotografare.

Ma non voglio aggiungere altro, vi lascio ai nostri scrittori, credetemi, ne vale la pena.

Buona lettura!

* Pensieri da custodire.

Pensieri_a

Pensieri che vanno e pensieri che restano, pensieri che lasciano traccia solo perché ci sono, pensieri che fuggitivi si appisolano dopo aver fatto capolino tra un pensiero e l’altro.

Ma anche pensieri che non danno tregua, pensieri che sarebbe meglio poter cancellare, magari con pensieri lievi che indulgono al sorriso, che aprono le porte alla spensieratezza o solamente all’essere, a volte, un po’ più tranquilli.

Pensieri fatti di parole, punti e virgole, come di una storia che non ha mai fine, pensieri che ci appartengono, ma anche pensieri che potrebbero essere di un altro, che riusciamo a fare nostri per dare riparo a pensieri che altrimenti potrebbero creare altri pensieri.

Pensieri di storie già finite, che magari potevano essere lì ancora da raccontare, pensieri che nell’immagine di un volto, o nel suono di una voce, o di parole scritte senza alcun pudore, trovano rifugio, pensieri da custodire.

Oggi, ore 14,00.

“Vuole passare avanti visto che ha soltanto una cosa da pagare?”

Sono al supermercato, ore 14.00, ho mangiato al bar e giusto per farmi un po’ di bene, tanto tanto bene, sono andato a prendermi una mousse al cioccolato. Davanti a me c’è un signore anziano, alto, stempiato, vestito con un paio di jeans e una giacca grigia un paio di misure più grande, con un sorriso che mette ancora più in evidenza una bocca praticamente senza denti e di una simpatia unica.

“No, grazie, non ho fretta” rispondo ricambiando il sorriso.

“E già, oggi si corre sempre, c’è la mania di non perdere tempo, ma la prego, passi davanti, la prego” E sorride.

“No, no, grazie, non voglio sembrarle scortese ma faccia pure, ho tutto il tempo che voglio e poi, in effetti, ha pure lei poche cose.”

Fa un po’ di movimenti con le spalle, va avanti e indietro in quel poco spazio e mi guarda con un sorriso ancora più grande.

Arriva alla cassa, e la cassiera gli chiede se per caso ha il biglietto del parcheggio da timbrare e lui, sempre ridendo e con gli occhi luccicanti, risponde:

“ No, non ho il biglietto, tutto a piedi e poi dicono che faccia bene andare a piedi.”

Ripone quelle poche cose che ha comprato in una borsetta di stoffa, la mette a tracollo e, poco più avanti si siede su di una panchina a controllare lo scontrino con la spesa, oltre che senza denti era anche senza occhiali, il biglietto lo teneva vicinissimo agli occhi.

L’avrei abbracciato, era così tenero e simpatico che l’avrei abbracciato, credetemi mannaggia, l’avrei proprio abbracciato.

*** Lo Scialle di seta nero.

Parlare di donne non è mai cosa facile; l’altro giorno Alessandra mi chiedeva cosa io guardassi per prima cosa in una donna e, senza pensarci su due volte, le ho risposto la sua femminilità. Così mi è venuto in mente un pezzo scritto tre anni fa che, all’epoca, avevo pubblicato con una foto particolarmente descrittiva, ma forse bastano soltanto le parole.

E così prima di sera lei prese lo scialle di seta nero e se lo mise sopra le spalle, adagiata in silenzio contro il muro, senza nessuna voglia di risposte.

Mi piacerebbe intrufolarmi tra quelle parole non dette, per far parte di quei silenzi così non diventano più tali e poi, offrirgli l’appiglio per aggrapparsi, per non restare più in bilico, per ritrovare la strada dove ci sono spazi, idee e cieli, dove lo sguardo si perde, dove ci sono le emozioni, dove quel battito in più che va cercando, possa tornare ad esserci.

Cos’è che rende la sua voce simile ad un’emozione che attraversa l’anima, fino a sentirla dentro nelle ossa, e ci resta tutto il tempo che passa, per riviverla, poi, la volta successiva?

Una domanda che trova risposta mentre la guardo camminare incurante della mia presenza, capelli bagnati, collant e maglione largo un po’ slabbrato, una leggera sbavatura nera che fa da cornice a due occhi scuri e profondi come il mare, l’andatura lenta di chi sa di essere osservata, forse anche appositamente lenta, quasi svogliata, l’esibizione di un corpo che, senza curarsi più di tanto, seduce e incanta.

“Ciao, ma tu sei per caso… “

Forse è il rumore del mare che aiuta certi pensieri, o forse è il buio della sera seduto sulla spiaggia ad ascoltare il mare con gli occhi fissi nel cielo, chissà, per un attimo e non solo, mi lascio cullare dai ricordi.

E magari sono ricordi di cose che non sono mai accadute, rimaste lì in un angolino ad aspettare l’occasione buona, mai arrivata, di quando si guardava la vita con gli occhi di chi vuole scoprirla, ma senza chiedersi tanti perché.

E così penso a quelle mani che si sfiorano senza neanche volerlo, oppure sì, che forse abbiamo dimenticato come; e così penso agli sguardi che s’incrociano per poi arrossire anche soltanto per un attimo, che abbiamo forse dimenticato come; pensieri che sono quindi come ricordi che, proprio perché fanno parte di noi, vogliamo custodire gelosamente o forse abbiamo dimenticato come. Continua a leggere ““Ciao, ma tu sei per caso… “”

Il mare!

My beautiful picture

Non so cosa sia stato, ma all’improvviso ho aperto gli occhi e ho visto una luce che filtrava dalle persiane socchiuse. Sono stato per un attimo lì senza pensare a nulla, poi mi sono alzato, una rinfrescata al viso, ho messo il primo costume che c’era a portata di mano e con un asciugamano appoggiato sula spalla e una felpa, mi sono diretto verso la porta di casa che, attraverso la sua lunetta di vetro e ferro battuto, lasciava intravedere un cielo azzurro limpido senza l’ombra di nulla.

Il mare era davanti a me fermo, piatto, come fosse una tavola, un’enorme lastra di cristallo che rifletteva in quell’ora mattutina la luce del sole che stancamente incominciava ad alzarsi. Sono rimasto lì incantato, come se quello spettacolo non lo avessi visto mai, per un attimo appoggiato agli stipiti massicci della porta azzurra, mi sono concesso il piacere di ammirare quella meravigliosa bellezza; ho fatto un respiro profondo e gli sono andato incontro. Delle piccole onde timidamente si adagiavano sulla spiaggia, ed era quasi tenera la cosa, il pensiero di tutta quell’acqua che riusciva delicatamente a fare sentire la sua voce, malgrado la sua potenza, mi affascinava, mi proiettava in una dimensione fantastica, dove realtà mista a fantasia riuscivano a fondersi nell’immagine di uno spettacolo surreale. Continua a leggere “Il mare!”