Mode? Boh!

“Ha molestato una ragazza». E il video del pestaggio diventa virale sui social.

E già, ormai qualsiasi cosa finisce sui social. C’è chi è sempre pronto per farlo: aggressioni, insulti, privacy violata, perfino i latitanti – poi presi anche questo – non riescono a trattenersi, e così postano foto con selfie appassionati, insomma, la mania di protagonismo impazza, ma per cosa mi domando?

Quando ho aperto il blog, e non è poi passato tanto tempo, ho trovato un mondo che aveva voglia di partecipare, sì, il bisogno di essere protagonisti in storie comuni, dove al massimo si parlava male della suocera, ma anche dove il conoscersi, la condivisione, con un pizzico di azzardo che coinvolgeva i sogni, erano l’obiettivo principale. Oggi, blog a parte che proprio per questo sono un po’ in “crisi”, nei social, più o meno quasi tutti, ma per fortuna non ancora per tutte le persone, c’è il gusto dell’esserci anche a costo di fare del male agli altri; un attimo di notorietà, followers a non finire, tronfi nel ritenersi unici, forse.

Che triste realtà che ci circonda!

Evvabè, buon fine settimana e, per favore, almeno il sabato e la domenica, approfittando di un bel sole primaverile, lasciate in pace i Social. Tanto c’è tempo per ricominciare.

Il lunedì!

Ps: il prossimo post sarà dedicato all’arte: Andy Warhol.

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L’Aquilone…

E già, l’aquilone… non c’è nulla di duraturo o d’immortale, se non nei pensieri di chi non ha voglia di dimenticare; certo, alle volte si vive solo per un alito, ma quel che resta poi è molto di più e non parlo solo di ricordi che nel tempo sbiadiscono se solo non si coccolano con cura, parlo di quell’immagine che resta impressa nella memoria, indelebile, l’immagine di un viso, di un sorriso, di gesti o di mani che si toccano, l’immagine che non conosce il trascorrere del tempo e che da sola racconta più di qualsiasi altra cosa.

L’aquilone… pensandoci (…), non ho mai corso con in mano un aquilone. Ne ha visti tanti – come questa estate – di mille colori e forme, volare leggeri nell’azzurro del cielo, gli occhi all’insù senza mai perdere un battito di quelle ali, la morbida discesa che dopo una virata improvvisa, riprende forza per poi risalire con più vigore, fiero di esserci ancora e di poterlo dire.

Quel filo che lo lega è come il tempo, che è in ogni minuto che passa, in ogni sensazione che vive, in ogni angolo dei desideri, in ogni frammento delle emozioni, è tutte le volte che si ha voglia di pensare a come viverle ma, anche solo pensarle, è tanto.

 

Sorridiamo, auguri di Buona Pasqua!

Non è certo dei migliori come periodo, ma come giustamente scrive mio padre in questa poesia che alcuni di voi conoscono già, una mano e una carezza possono fare miracoli.

E allora, Buona Pasqua a tutti voi, con il cuore.

Il Merlo ferito

Ho visto un merlo con la gamba rotta,
strillava furente il poverino;
l’ho preso in una mano,
l’ho accarezzato,
e lui riconoscente si è calmato.

Santi

Riflessi!

Tempo fa parlando di arte, dicevo che mi sentivo confuso di fronte a certe performance che con l’arte non c’entravano nulla, oggi, cambiando completamente prospettiva, parlo di questa mia crescente inadeguatezza che provo di fronte a un mondo che non riesce a trovare una via d’uscita.

Egoismo, individualismo, egocentrismo e soprattutto indifferenza, sono le patologie che parlano di una solitudine sociale che sempre di più fa parte di un nuovo modo di essere, di esistere, a cui ognuno di noi nega l’appartenenza, fino a che la rabbia nasce, cresce e si alimenta di violenza dall’aspetto patinato, farcita di belle parole.

L’indifferenza è pericolosa, è una malattia contagiosa che inaridisce gli animi; si vive accettando il meno peggio, perché lo si considera il male minore e in questo, politica e sociale vanno di pari passo. La paura è il coinvolgimento, dover perdere del tempo per interessarsi di cose che riguardano altre persone, perché in caso contrario, diventa tutto una seccatura, che non soddisfa nessun interesse personale.

Oggi è tutto un litigio, in televisione si litiga per fare audience, per strada si litiga per un posto al parcheggio, i politici litigano per il loro predominio, sembra che litigare sia diventato uno sport nazionale e chi riesce a fare la voce più grossa, ha il sopravvento sugli altri.

Si insegna l’odio e la maldicenza, invece che la tolleranza, si predica il rispetto delle regole, che immancabilmente vengono disattese e allora, cosa possiamo aspettarci di buono se l’esempio ci porta da tutt’altra parte?

Forse solo la speranza che chi genera violenza, prima o poi venga emarginato. Ma non con altra violenza. Mai!

Sono mesi che sentiamo parlare di cattivi menzogneri, di cattivi Italiani, sono mesi che assistiamo ad una campagna politica rancorosa e ingiuriosa, dove non si discute più delle idee, ma si attacca la persona solo perché sta dall’altra parte; tutto questo, può mai portare a qualcosa di buono?

Bisognerebbe recuperare i valori che, alla prevaricazione contrappongono il rispetto della vita umana, qualsiasi sia il colore della pelle. L’uomo, oggi, è sempre più ostaggio di una realtà annacquata che pone le sue basi sull’effimero. Tante promesse che non sempre trovano riscontro. Ideali e prospettive concrete si contrappongono al bisogno di percorrere la strada più facile, millantata da un business che non guarda in faccia nessuno, il cui vero scopo è di creare illusioni, perché è più difficile dire che la fatica, l’impegno, la professionalità, il rispetto siano i presupposti essenziali per andare avanti.

Personalmente più che provare pessimismo, provo paura per ciò che può accadere e la paura non è mai una buona compagnia.

Poesia!

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Soffre

Soffre il bimbo che varca
la soglia della vita,
soffre la mamma
mentre che lo crea,
soffre il nonno
in un letto d’ospedale,
soffre pure l’anziana donna
che invano attende
la figlia che non viene.
E il Cristo soffre in cima alla sua croce.
E soffrono i bambini violentati
e pure quelli che non hanno fame.
Tutti han di che soffrire a questo mondo;
pure la vita soffre quando muore.

Santi

Questa poesia,  mio padre Santi l’ha scritta d’impulso il 12 maggio 1996 in ospedale, dove era stato ricoverato per un infarto, il giorno prima della sua morte, quasi lo sentisse. In suo onore, nel progetto della tomba, ho previsto uno spazio ben visibile, dove ho trascritto la poesia, in modo tale che queste semplici parole potessero far riflettere , anche solo per un attimo, chi andava a trovarlo. L’ho voluta condividere con voi, perché è della vita che ho voglia di parlare, di questa vita che spesso consumiamo senza uno scopo e senza troppe regole.

In effetti, se ci pensate, tutto si svolge come in un film: si nasce, si cresce, per crescere bene, è importante conoscere e imparare e dopo aver imparato, crearsi degli obiettivi, e per realizzare gli obiettivi, combattere per vincere, e una volta che hai combattuto e vinto, diventare qualcuno, altrimenti non sei nessuno e, tutto ciò che hai fatto, non è servito a niente. (… ). Esagero, può darsi, anzi, senz’altro, ma quando apro i giornali del mattino è di storie simili che leggo. Leggo di gente che si affanna alla conquista del potere senza cercare compromessi, senza creare alternative, leggo di giovani che per la fama di un giorno entrano in un supermercato, sparano all’impazzata e ammazzano gente innocente.

Leggo di soprusi, d’ingiustizie, di prevaricazioni, di maldicenze, di malinconiche cronache locali e di queste cose banchettano i giornali, sanno che la gente non n’è mai sazia; sembra quasi che non esista più niente di normale. Una volta si diceva che la famiglia ti trasmette dei valori importanti e che per tutta una vita te li porti dentro. Oggi, dove sono questi valori? A quali valori diamo importanza? Ai valori del profitto, ai valori della prevaricazione, ai valori dell’inutile, del fatuo, dell’apparire, del virtuale. Continua a leggere “Poesia!”

Scolpire la luce!

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Come già accennato nel mio post precedente, non solo mare o bella compagnia questa estate, ma anche un po’ di arte.

Confesso però di sentirmi confuso di fronte all’arte moderna, qualunque sia la sua matrice. Quadri, sculture, opere che affondano la loro esistenza in un ripetersi monotono alla ricerca di un dejà-vu spesso sconfortante, che probabilmente rincorre la novità, senza per questo trovarla.

Le istallazioni, grandi o piccole che siano, sono diventate un’abitudine, una moda e in tante di queste, il nulla è di casa, o almeno questa è la mia impressione. D’altra parte un’opera, se da sola non si esprime, forse che insieme a delle altre acquista una dimensione diversa?

Ecco da cosa nasce la mia confusione, nel non sentirmi coinvolto, quella parte emozionale di me che a gran voce chiede di voler partecipare, si sente tagliata fuori e così i miei occhi scrutano senza curiosità opere una accanto all’altra, come se fossero inutili oggetti riposti su di uno scaffale di un supermercato.

Ma capita anche di leggere recensioni di artisti tra l’altro quotati che pur di “giustificare” delle scelte artistiche a dir poco discutibili, secondo me, esprimono l’inverosimile; e così un gioco di specchi sapientemente collocati in un’istallazione dentro le sale di un palazzo antico, è l’inizio, l’invito di un susseguirsi d’immagini che dovrebbero portarci a chissà quali considerazioni psicosocialfilosofiche.

Maddai!!! Continua a leggere “Scolpire la luce!”

Un sorriso! Aspettami che arrivo.

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La scena sempre la stessa. Passano gli anni, cambiano le abitudini, la tecnologia imperversa ma le speranze e gli approcci in amore non cambiano mai.

Oggi – solita pausa pranzo, solito centro commerciale – ero a mangiare qualcosa e, tanto per non cambiare abitudine (…), tra un boccone e l’altro mi guardavo intorno. Accanto al mio tavolo c’erano tre ragazze e due ragazzi; loro, le ragazze, molto carine, spigliate, loro, i due ragazzi, insomma, che dire, due bortolotti senza arte ne parte, giusto per parafrasare un famoso detto che non passa mai di moda.

E così, battute e risate, mani che si sfiorano, occhi ammiccanti come per dire… sì, sì, mi piaci, non te ne sei accorto?

Loro, le ragazze, lanciatisime, loro, i ragazzi, beh, come sopra.

Guardandoli mi venivano in mente quei tempi fatti di speranze che cambiavano nell’arco di un mattino. Allora eravamo un po’ meno sicuri forse, ma la voglia di provare a confrontarsi uguale, uguale. Emozioni allo stato puro che, proprio perché tali, erano in balia di se stesse.

Che bello!

Ho continuato a guardarli, augurandomi in cuor mio che quei sorrisi e quella spensieratezza riuscisse a rimanere così com’era. Per loro, una speranza, dove nessuno si sveglia al mattino con una pistola o un macete in mano.

E magari, dopo, uno di loro che come me guarda sorridendo con tenerezza altre risate, altre mani che si sfiorano, occhi ammiccanti come per dire… sì, sì, mi piaci, non te ne sei accorto?

Un’insalata in due!

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E già, la vita va avanti lo stesso, accada quel che accada.

La tecnologia ci stupisce ogni giorno, la gente si evolve, o almeno crede o cerca di farlo, crescono le esigenze e, per quanto sia possibile, si va alla ricerca di cose nuove. Il vecchio è già più vecchio il giorno prima, e la rincorsa all’ultimo smartphone, oggetto del desiderio, appare inarrestabile. Ma resta intatta la paura del domani, nei giovani soprattutto, ma anche per chi in teoria, vista l’età, non ha molto da perdere.

L’altra sera ero davanti alla TV e ho avuto la mala sorte di capitare sul “L’Isola dei famosi”. Visto che volevo farmi del male, l’ho guardato per un po’. Seduti attorno ad un tavolo imbandito per l’occasione con roba da mangiare – tanta, tanta roba da mangiare – i naufraghi di turno, uomini e donne dello spettacolo, dovevano in pochissimo tempo ingoiare più cibo possibile, e stremati com’erano dalle privazioni, davano di sé uno spettacolo a dir poco ridicolo e per quanto mi riguarda, stomachevole.

Ma la gente in studio guardandoli rideva. Ridevano probabilmente al pensiero di come ci si possa ridurre nel momento in cui si ha fame (…). Pochi attimi di ogni ben di Dio sono l’occasione per colmare un bisogno, dal quale è impossibile sottrarsi. Continua a leggere “Un’insalata in due!”

Riflessi! Buona Pasqua.

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"Chi sei?" domandò il piccolo principe, "sei molto carino…"
  "Sono una volpe", disse la volpe.
  "Vieni a giocare con me", le propose il piccolo principe, "sono cosi triste…"
  "Non posso giocare con te", disse la volpe, "non sono addomesticata".
  "Ah! scusa", fece il piccolo principe.
  Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
  "Che cosa vuol dire "addomesticare"?"
  "Non sei di queste parti, tu", disse la volpe, "che cosa cerchi?"
  "Cerco gli uomini", disse il piccolo principe. "Che cosa vuol dire "addomesticare"?"
  "Gli uomini", disse la volpe, "hanno dei fucili e cacciano. E molto noioso! Allevano anche delle galline. E il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?"
  "No", disse il piccolo principe. "Cerco amici. Che cosa vuole dire "addomesticare"?"
  "E una cosa da molto dimenticata. Vuol dire "creare dei legami"…"
  "Creare dei legami?"
  "Certo", disse la volpe. "Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi.
  Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo".
                        Dal “Piccolo Principe” di Antoine de Saint-Exupéry

Se solo provassimo a leggere più spesso queste parole, ci sentiremmo uomini tra uomini, consapevoli, legati da uno stesso destino. Ma oggi, una società malata come la nostra, vittima dei propri egoismi, non tiene conto di quanto sia preziosa la vita.

E ogni giorno che passa, provo sempre più paura e stupore per così tanta malvagità. E non mi riferisco soltanto agli ultimi gravissimi fatti di cronaca, a quella ferocia compiacente che non si accontenta solo di uccidere, ma di lasciare in chi riesce a sopravvivere nella mente e nel corpo, tracce disumane, menomazioni da portare come un pesante fardello, con sé per tutta una vita. Continua a leggere “Riflessi! Buona Pasqua.”

Scriveregiocando 2015 il magazine!

Cop-Scriveregiocando2015_Min-Om

Se lo volete sfogliare… 

Se volete scaricare il file in formato Pdf…

piccola nota per chi ha scaricato il pdf: ho ricaricato il magazine sul portale di Issuu perché c’era un errore in un titolo e di conseguenza anche il pdf è cambiato.  Pardon!!! 🙂

Eccomi finalmente, l’attesa è stata tanta, lo so, ma ne valeva la pena. Visto che copertina?

Una bellissima foto di Morena che, come ogni anno, ci regala delle immagini che fanno sognare.

Per quanto mi riguarda, beh, credetemi, ce l’ho messa tutta e spero che siate contenti dei risultati. Ho voluto fare un magazine sobrio, un po’ come i nostri tempi e all’insegna dello stare insieme, infatti ho pubblicato un mio quadro a olio fatto qualche anno fa e una foto con due vecchietti seduti su di una panchina dal titolo “Insieme”, un argomento che come tanti sanno, mi è molto caro.

Eccolo il Magazine con i piccolo lettore di Issuu da sfogliare qui sul blog, ma se ci cliccate sopra, vi rimanda alla pagina per poterlo vedere in grande.

Bene, spero di essere riuscito nel mio intento e di avere accontentato un po’ tutti.

Questo è il mio regalo di Natale  e allora, Buon Natale a tutti voi, di cuore.

ps: se andate sul sito di Issuu a sfogliare il Magazine, volevo invitarvi a lasciare qualche like, cosa che farà piacere a tutti gli scrittori e… beh, anche a me e a Morena ovviamente. Issuu da un po’ di tempo offre anche l’opportunità di condividere il magazine nei vari Social, FB, per esempio. Quindi, sotto, un po’ di pubblicità non guasta.

Grazie e ancora Buon Natale e un Felice Anno Nuovo!

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