La vetrina…

A volte è come entrare in una stanza buia dove si vedono soltanto dei piccoli fasci di luce che penetrano dalle persiane chiuse, altre invece sembra d’essere in un grande Open Space pieno di gente chiassosa e a fatica si riesce a sentire il suono della voce, ma un particolare in comune c’è sempre, due occhioni curiosi, a volte languidi, quasi sempre scuri e penetranti, che ti guardano vogliosi di sapere cosa è rimasto di quelle parole, di quei pensieri a volte scombinati, lasciati lì per suggellare un bisogno, aspettative, di ritrovarsi e ritrovare, o soltanto lasciati lì per il gusto di lasciare.

Ritorno, dopo ormai un anno e mezzo in giro per blog e ora anche da blogger – un neonato di appena due mesi – a parlare di questo mondo che sempre di più mi affascina, lasciandomi quasi senza parole per certe oscure miscele che vengono mischiate in enormi calderoni, come fossero pozioni magiche, imbevute, farcite di una miriade di parole che penetrano, che lasciano riflettere, a volte sconcertano anche, ma credo tutte con una cosa in comune: comunicare la voglia di non sentirsi soli.

Quanta acqua passata sotto i ponti! Un po’ di tempo fa a chi soffiava felice sulle candeline di una torta per festeggiare un anno di blog, scrivevo: “E allora, ancora auguri vivissimi per un anno ultracolmo di vita vera, vissuta aldilà della vetrata, al riparo da sguardi indiscreti, certa di ciò che vuoi comunicare ma, ignara di ciò che realmente, chi legge, pensa o magari sarebbe sul punto di dirti. Tanti commenti, tante frasi sussurrate e forse, forzatamente di convenienza, sempre e comunque telegrafiche, un ci sono anch’io, tutti insieme appassionatamente ma, quanti realmente insieme.“

E poi, ancora: ” Forse il blog è come un diario – lo ha detto qualcuno – forse è come il lettino dello psicanalista, dove qualcuno ad ascoltare c’è sempre e comunque – lo dico io – magari soltanto un punto d’incontro per vogliamoci tutti bene, un solitario soliloquio e anche i commenti quindi, sono piacevoli ma non indispensabili, o forse chissà, prova magari a spiegarmelo tu – scrivevo – che se mi convinci, non prendermi alla lettera, la prossima volta anziché un commento lancerò anch’io un POST e nell’attesa dei commenti, continuerò a postarmi, sempre comunque in vetrina, una bella vetrina di me stesso.“

Ed eccomi qua, infatti, non a caso dopo tanto tempo, non che abbia cambiato idea su tante cose, anzi, alcune sono radicate dentro di me, ma forse con una visione più verosimile su quello che smuove questa voglia di apparire dietro a questa vetrina, ed ora io sono il primo ad esserci, magari con lo straccio in mano per togliere aloni fastidiosi che potrebbero in qualche modo offuscarne la visione.

E, infatti, non a caso parlo di “occhioni curiosi che guardano”, perché ognuna delle persone che visito la immagino così, ne vedo i tratti, a volte anche l’espressione e di qualcuna sento persino il cuore che batte, tanta è la forza che riesce a comunicarmi. Una piccolissima cerchia però, accuratamente selezionata, racchiusa in una dimensione difficile da immaginare, un po’ come gli amici che incontri nei giorni di festa, senza i quali, tutto sembrerebbe un’altra cosa.

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35 pensieri su “La vetrina…

  1. Bene, se l’avessi letto prima non sarei riuscita a scrivere niente. Mi sarei emozionata, certo, ripensando a tutta questa strada percorsa insieme, questo mondo che forse avrei smesso di esplorare se non ci fossi stato tu (anche se tu a volte pensi il contrario).

    Vetrina? E invece no, io nella vita di tutti i giorni mi sento in vetrina, e non occhioni curiosi, magari occhiacci malevoli, e non perché uno poi abbia un po’ di paranoia (e chi non ce l’ha?), ma perché il mondo quotidiano spesso somiglia a una giungla, dove si esce la mattina col coltello tra i denti e si incomincia a sgomitare non sempre per farsi spazio, a volte semplicemente per non essere calpestati.

    Occhi addosso, sull’autobus magari ti guardano storto perché porti una borsa ingombrante, o perché cerchi di passare, dopo aver discusso per scendere al portone perché la signora del piano di sopra teneva la porta dell’ascensore aperta mentre discuteva con la domestica la lista della spesa, e poi ancora in ufficio… l’ufficio, ve lo devo raccontare? Credo di no, tanto mi risulta siano tutti uguali, con una persona puoi capitare bene o male, ma in un gruppo eterogeneo poi le tipologie umane si ripetono, cambiano nome, cambiano faccia, ma le dinamiche sempre quelle sono.

    E poi arriva il blog. E non è una vetrina, se non di pensieri, ma non solo. Voi non sapete come sono vestita, non conoscete il mio odore: sfogliate il blog per curiosità, se vi interessa tornate, altrimenti ve ne andrete in silenzio e io non saprò neanche in qualche parte del mondo qualcuno è entrato per un momento in questo mio piccolo mondo, né voi sapete chi sia io. Restano quelli che poi, soprattutto per istinto, sentono di avere qualcosa in comune, da dare, da ricevere, da condividere: è un tacito appuntamento, chi la mattina, chi la sera, chi la notte… si apre il blog amico, e ci si ritrova in compagnia, di solito di una persona che non si conosce ma che si vive come amica, come affine, forse pure confortante, e persino, a volte piena di calore.

    C’è il blog su cui vai per farti due risate, quello su cui vai per informarti, ma poi sempre c’è una riflessione, una riflessione che però dà serenità, chissà perché.

    Siamo in vetrina? E’ una vetrina coi vetri opachi, puoi sentire il profumo, ma non vedere. Quello che c’è dentro ti viene descritto, e allora non è più immediato, chiudi gli occhi, immagini, costruisci, rifletti.

    E’ un posto nascosto il blog, visibile a pochi, anche se è in rete, anche se in teoria è sotto gli occhi di tutti, ma in realtà ognuno ha il suo giardino segreto, la sua nicchietta di blog prediletti che apre come un dono sotto l’albero di Natale, che non sai cosa sia, ma sai che sarà affine al tuo mondo.

    Forse.

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  2. sancla

    Credo che faccia parte della “magia dei blog” la curiosità di sapere di che cosa parlerà oggi questo o quel blogger, come lo farà che cosa ci permetterà di conoscere.
    I miei occhi arrivano sempre curiosi qui, ed escono a volte sorridenti ed altre umidi, ma sempre contenti di essere passati di qua.
    🙂

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  3. Non ho mai sentito particolarmente questo paragone tra vetrina e blog…sarà perchè tra i motivi che hanno spinto me a tenere un blog, il mostrarsi è agli ultimi posti come scala di valori o necessità da soddisfare.
    Di certo chi non scrive non si espone ed il verbo “esporre” fa proprio pensare ad una vetrina.

    Tuttavia, come in ogni cosa, c’è modo e modo di esporre, di allestire “la vetrina”, così come ci sono differenti modi di avvicinarsi e guardarla.
    Ed ognuno esprime se stesso nello scegliere il proprio allestimento e sceglierà di fermarsi su quelle che in qualche modo un po’ gli somigliano, per scelte e gusti affini.
    Sì il blog è anche una vetrina in cui volano pezzi di vita e di mondi differenti, si svela e talvolta ci si svela, alla fin fine su quella vetrina ci sei tu, ci siamo noi. E a noi la scelta di scegliere cosa e come esibire, cosa e come guardare.

    La scrittura è rivelatrice di un mondo, di sensazioni spesso così intime che trovano la loro forma e dimensione ideale proprio in una “vetrina” che le possa contenere e raccogliere, non tanto per esser guardate dagli altri, ma perchè talvolta diviene un modo per guardarsi dentro (o almeno a me è successo così), per portare fuori qualcosa che è talmente dentro da aver bisogno di fargli prendere aria, per guardarlo (anche noi) dall’esterno, quasi fossero altri occhi a guardare ciò che sappiamo, ciò che abbiamo.

    Ed ecco che allora la vetrina diventa diario, rifugio, giardino segreto che tuttavia non rimane privato, perchè lo sappiamo che ci sono quegli “occhioni curiosi che guardano”.
    Ma sappiamo anche che non è solo la curiosità morbosa di chi vuol sapere a condurre quegli occhi sino a noi, o meglio, forse lungo il cammino ci saranno anche quelli, ma non si soffermeranno mai abbastanza per riuscire a vedere veramente, per riuscire a sentire “il cuore che batte”.

    Alla fin fine tutto è riconducibile a quella strada della tua foto…una stradina secondaria di paese in cui tra muri scoloriti dal tempo, edera rampicante e qualche lampione sospeso, tutti i giorni ci ritroviamo a camminare insieme.
    Ed in questa strada…non vedo vetrine.

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  4. Qui toverete una lunga discussione sull’argomento.

    P.S. Non stupitevi se qualcuno parla di vetrine molto particolari: in fondo on line ci si mette a nudo, più o meno velatamente, più o meno sinceramente… più o meno appunto!

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  5. Il blog è sicuramente un’esperienza particolare che ognuno ha iniziato partendo dalle più disparate ragioni: chi ama scrivere, chi vuole informare, chi vuole evadere, chi vuole ingannare (se stesso o gli altri), chi vuole combattere, chi vuole solo mostrare, chi vuole trasmettere un messaggio, ecc. Come dici tu, una vetrina, dove a volte il vetro è a prova di proiettile e dove a volte è invece un sottile foglio di carta velina. Poi ci sono blog che si svelano completamente o blog che rimangono invisibili a meno delle parole. Insomma un grande mercato al chiuso dove ognuno “offre” qualcosa di suo (od almeno si spera).
    La cosa che più interessa è forse il motivo perchè si legge un blog, si segue un blog: ricerca, interesse, scambio, solitudine, visibilità, amore, dubbi, consolazioni, ecc?
    Ma anche qua ci saranno molteplici risposte, specchio dei loro autori.

    Il tramite del nostro contatto rimangono le immagini e le parole, che potranno essere vere come potranno essere false. E stia in guardia chi crede di riconoscerle solo “leggendole”. Perciò il blog rimane un parziale incontro, una strada compiuta forse per se stessi ma non verso gli altri, a meno che un giorno ci si stringerà la mano, sentendone il calore e ci si guarderà negli occhi ascoltandosi nel tono della voce e nei segni del corpo.
    Quanto detto non toglie nulla al sincero credere di sentire “un cuore che batte” o all’immaginare quella lacrima che riga il viso, anche se queste emozioni magari non erano nell’intenzione di chi le ha scritte.
    Ciao

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  6. Concordo. Concordo e mi hai fatto sorridere quando hai scritto “ognuno “offre” qualcosa di suo (od almeno si spera).”.

    In effetti una nota amara dei blog sono gli scopiazzatori, gente che si appropria delle parole degli altri e le fa passare per sue. “Gentucola”, direte voi, “non ragioniam di lor ma guarda e passa”, e forse è l’atteggiamento migliore però…

    *** che supersonico giramento di pelotas! ***

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  7. Incomincio col dire a Rosamaria che i due articoli che ci ha segnalato sono fantastici, e quello del blogger non professionista, mi ha fatto veramente ridere, con quell’ironia che sapeva molto di verità.

    E poi… il termine vetrina lo intendo in positivo, una voglia di esibirsi ma che infondo somiglia a quella di un pittore che espone le sue opere in una gran sala, rimettendosi allo sguardo del migliore offerente, e quegli occhioni di cui parlavo sono i suoi, non quelli di chi lo legge, sono gli occhioni di chi ha voglia di sapere l’effetto che hanno fatto le sue parole, se sono state comprese, se la sua voglia di comunicare ha raggiunto l’altra sponda, ha colto nel segno.

    Perché mai leggerlo? Questa è una bella domanda, ma mi domando, deve sempre esistere un perché?

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  8. Arthur, ci sono ben 34 commenti all’articolo segnalato e probabilmente qualcuno di essi risponde alla tua domanda.

    Tu chiedi: – Perchè leggerlo?
    Perchè si legge (e talvolta si commenta) una rivista, un romanzo, una monografia?
    Per imparare, confrontarsi, partecipare alle discussioni, scambiarsi delle opinioni, riflettere su temi più o meno noti, più o meno vicini al nostro modo di essere, di sentire, o, infine, per semplice curiosità.
    Alla fine se ne uscirà comunque arricchiti, perchè leggere, pensare, riordinarsi le idee sono attività che fanno comunque bene al cervello, allo spirito, all’anima, sono un modo come un altro per crescere e maturare.

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  9. Rosamaria, avevo già letto i commenti insieme agli articoli e tanti hanno risposto alle mie domande, e sul “perchè”, ho comunque detto che non è necessatrio chiederselo, infatti condivido i motivi che hai appena elencato e se non ne fossi convinto, non sarei qua a discuterne.

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  10. domande che troveranno risposte sempre diverse fino a che calcheremo queste scene, pensieri che si accavallano nella mia mente e dopo quattro anni che abito una piccola particella del web si susseguono, con un accavallarsi di riflessioni
    quante persone ho conosciuto, quante emozioni ho vissuto, quanti sorrisi mi han regalato e haimè quante lacrime ho versato…
    questo ha dimostrare che anche se è e resterà una finestra sul virtuale sa coinvolgerci quanto ci può coinvolgere la realtà di tutti i giorni
    nel web si arriva, si cresce e si cambia
    negli anni io sono cambiata, le mie pagine sono cambiate, ed un poco anche la mia vita
    se pensiamo al tempo che dedichiamo a leggere e a scrivere da coloro che col tempo son diventati amici, scopriamo che dedichiamo del tempo che la vita ci mette a disposizione, scopriamo che esattamente come accade nel reale, una telefonata a quell’amico per sentire come stà, un passaggio da questo amico per leggere il nuovo post
    tutto diventa così reale, a volte mi fa un poco paura
    ed è questa paura che mi porterà lontano tra qualche giorno…ma lo scriverò…
    non mi chiedo chi è o com’è colui o lei che scrive, se mi piace leggere e se mi sa trasmettere qualcosa allora mi basta per sapere che chiunque o comunque sia questa persona mi piace
    ricordo che all’inizio, il mio primo blog…fior di loto 🙂 chissà dove stà ora…scrivevo per chi leggeva, poi negli anni sono arrivata a scrivere per me, e tutto quel che porta questo mio scrivere è un piacere in più
    e forse non è un caso l’incontrarsi per caso…
    mi piacciono le riflessioni, mi piace scoprire e capire quanto siano vere le persone e le realtà che portano con loro
    Buon week end.

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  11. Ed ecco, Irish, ciò che scrivono Mario Troiano e Loredana Petrone in “Chat: incontri e scontri dell’anima“, Editori Riuniti, 2001:

    “il corpo viene abbandonato e si fanno largo le parole. Le chat (ma, a mio avviso, si potrebbe dire, più in generale, tutti gli ambienti che, in rete, sollecitano un confronto) diventano luogo di incontro dell’Anima, come nell’accezione junghiana, intesa come luogo femminile perché, per la prima volta, l’uomo deve accettare un incontro al di là della fisicità, confrontandosi egli stesso con il suo lato femminile. Sono le parole con il loro potenziale evocativo ad ammaliare, sedurre, far innamorare, creare un’identità reale o presunta”.

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  12. In altri termini, la potenza della parola, che riconosco ed ammiro da sempre.

    “…luogo di incontro dell’anima” mi piace molto come definizione di questi contenitori in cui riversiamo e condividiamo parti di noi, al di là della fisicità, appunto.

    E in effetti c’era un tale che diceva che “l’essenziale è invisibile agli occhi” anzi che “chiddu chi cunta nun si po’ mai vidiri”… 🙂

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  13. @Irish: “nel web si arriva, si cresce e si cambia… “ che grande verità che hai detto!
    Le prime volte, come ho già detto, ero molto scettico e questo bisogno di confidarsi e confidare mi aveva fatto, alle volte, pensare che qualcosa di sbagliato dovesse pur esserci, insomma confesso che non credevo alla buona fede delle persone e intanto, andando avanti, scrivendo commenti, leggendo risposte, e soprattutto sentendo la voce delle persone che mi raccontavano cose che per pudore avevano tralasciato di pubblicare, ho capito che realtà e virtuale potevano coincidere anzi, alle volte c’era molto più vero in parole scritte e abbandonate alla libera interpretazione di chi andava a leggerle, che nella vita reale stessa.

    E’ un cammino che mi ha in qualche modo cambiato e la scelta di aprire a mia volta il blog, dopo quasi due anni di girate senza sosta, ne è la riprova.

    @Rosamaria: che bella citazione!

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  14. Argomento quanto mai interessante. Avrei da dire molte cose.
    Anche sulla buona fede dei commentatori avrei da dire. Naturalmente bisogna sempre fare dei distinguo. Non si può certo ‘omologare’ le persone. E non si può farlo qui, come non si può farlo ‘fuori’ di qui.
    Comunque sia, delusioni o meno, io sono sempre un’accanita sostenitrice del mezzo, sia di internet che dei blog.
    Quindi… 😉

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  15. La citazione, infatti, evidenziava la possibilità d’inganni che, come accenna spaziocorrente, possono essere voluti o inconsci, visto che qualcuno, a volte, mente persino a se stesso.
    Allora. “chiddu ca cunta si po sentiri, ma sulu si l’autri ti parranu ccu cori in manu”.

    P.S. Arthur, in quanto esperto della “lingua”, a te le necessarie correzioni.

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  16. Che brava Rosamaria…
    Allora, la frase con le necessarie correzioni dovrebbe essere più o meno così: “chiddu chi cunta si po’ séntiri, ma sulu si ll’autri ti parrunu cu cori ‘nte manu”, ovviamente, la traduzione può cambiare se il dialetto è Palermitano, Catanese, Trapanese, ecc. ecc.

    Comunque, mi sembra di capire che tutti, almeno quelli che girano intorno al mio blog, sono accaniti sostenitori del mezzo.

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  17. P.S. Non ho riportato la parte della citazione che accenna agli inganni della rete; tuttavia io stessa ho potuto constatare che, se le magagne saltano subito agli occhi quando il blogger ha la llingua lunga, più difficile e laborioso risulta lo smascheramento di chi ha una ponderata (non si sa quanto inconscia) gestione delle parole.

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  18. Come dire che l’inganno è dietro l’angolo (del blog… ).

    Evvabè, quanta gente s’incontra che, dapprima credi sia in un modo e dopo…
    Credo che più o meno sia la stessa cosa.

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  19. A me piace molto, è vero; infatti non demonizzo il mezzo, ma contesto aspramente certa gente che ne approfitta per mascherare la sua vera indole.
    Prima di imbattermi nella rete, infatti, da affezionata sostenitrice del telefono, avevo imparato a riconoscere dal tono della voce le persone poco “lineari”. Ora non usando cuffie e webcam, devo accontentarmi delle parole scritte; tuttavia, anche se un po’ in ritardo, la verità finisce sempre col venire a galla. In fondo la rete ha una trasparenza che altri mezzi non offrono!

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  20. Hai ragione, Rosamaria, la rete a modo suo è trasparente, per quanto io non posso dire finora di avere avuto delle delusioni particolari, anche perché non mi sono mai caricato di particolari aspettative e man mano che conoscevo persone, la selezione è avvenuta naturalmente.

    Ormai da più di un anno, ho imparato a conoscere le persone che “frequento” e il nostro rapporto si fonda essenzialmente sulla stima reciproca.
    Non mi interessa frequentare molti blogger, come ho detto una volta, il “vogliamoci tutti bene” non fa per me e la cerchia di amici è ristretta ma solo perché non si può comunicare con tutto e tutti alla stessa maniera.

    Poi, uso il web anche per altri scopi, la ricerca, l’informazione, curiosità culturali e quant’altro.

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  21. e penso tu abbia fatto la giusta scelta
    prima mi chiedevo “per quanto tempo durerà?”
    ora non me lo chiedo più, spero per molto
    quoto Sancla, la magia dei blog
    ma è la magia delle persone che aleggia nei blog
    che affascina e rapisce
    anche io sono cambiata, e non poco, e ancora sono nella fase
    difficile da dire, difficile da raccontare
    ma questa è la storia di ognuno di noi…
    buona giornata

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  22. … ripassando al volo …
    ti direi che:
    blog anagrammato è anche glob
    che poi vuol dire goccia
    che poi vuol dire nocciolo
    che poi vuol dire piccolo accumulo

    Quando con le parole si può giocare: infatti a pensarci bene il blog è un’insieme di gocce che ti bagnano, che evaporano, sono noccioli di frutti maturi e frutti acerbi, insomma piccoli accumuli di unici uomini pensanti (chi più, chi meno).

    🙂
    Ciao

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  23. Pingback: Like Twitter! – arthur…

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