Buon Compleanno Blog!

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Certo, non è facile parlare oggi a cuor sereno di feste e compleanni, il pensiero va inevitabilmente a chi dopo il terremoto ha perso ogni cosa, speranze comprese. In una casa ognuno di noi conserva una parte di sé che non sempre è visibile agli altri, affetti, ricordi, stati d’animo, quelle quattro mura offrono riparo e danno sicurezza, perderle è drammatico.

Ma comunque sia, la vita continua, detto non senza una certa amarezza.

Come ogni anno, il primo novembre festeggio un doppio compleanno, il mio e quello del mio blogghino, ormai tanti in entrambi i casi, mammaggia, ma anche l’onomastico di mio Papà Santi, che tanti di voi conoscono per le sue poesie. 

E ogni anno che passa mi rendo conto di quanta Meravigliosa Umanità sia passata tra queste pagine e di ciò che nel frattempo ho imparato.

E allora, grazie davvero ad ognuno di Voi.

Ma senza volermi dilungare più di tanto, vi lascio con un mio scritto di qualche anno fa, Gita al Mare, che parla di quel camminare insieme a me tanto caro che dovrebbe essere di ognuno di noi, se solo riuscissimo a capire quanto sia importante guardarsi intorno.

Buona lettura e… Buon Compleanno Blog!My beautiful picture

Gita al mare!

  Occhi verdi, capelli cortissimi tra il castano e il biondo rossiccio, un viso bellissimo, avrà avuto circa sei anni; seduto su di una carrozzina con due supporti che gli tenevano ferma la testa ed una cinghia che lo cingeva probabilmente per non farlo cadere, era proprio lì in riva al mare.

Il padre chino davanti a lui, tentava di fare un pupazzo con la sabbia bagnata e intanto parlava raccontandogli delle cose, sempre con un sorriso. Poco più in là, c’erano tre bambini che giocavano sul bagnasciuga a pallone, ridendo e rincorrendosi ogni volta che qualcuno di loro sbagliava bersaglio.

Nessun sorriso, nemmeno l’ombra che s’accorgesse di cosa ci fosse intorno a lui ma, lo sguardo era fisso lì, come se il rumore di quelle piccole onde, fosse un pensiero rivolto verso il mare.

Un momento vissuto; il ricordo di una gita al mare.

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Ieri, oggi…

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Mannaggia come passano i mesi!!!

Siamo a giugno, ad un passo dalle vacanze estive e, come tutti gli anni, malgrado tutto ancora lontane.

Oggi, per le vie del centro guardavo i ragazzi che gironzolavano con lo zaino in spalla – l’ultimo giorno di scuola? – e così ho ripercorso con un sorriso, gli anni della spensieratezza.

Mi ci vedevo in giro con gli amici di sempre, quelli intimi, quelli fidati, parlare delle solite cose, magari con il pensiero d’incontrare la ragazza che mi aveva sorriso, così, senza tempo o cose importanti da fare.

Il liceo, la fine dell’anno scolastico, felicità da un lato, ma anche un po’ di nostalgia per i giorni passati divertendosi tra un’ora di lezione e l’altra.

Sì, sorridevo pensando alle aspettative che allora erano davvero tante, agli ideali che smuovevano la nostra voglia di fare, urlando a tutto il mondo che noi avremmo cambiato il mondo, con la forza della verità di quando si hanno sedici anni, con quell’incoscienza che faceva vedere tutto e il contrario di tutto.

Ci sono momenti che ricordo come se fossero ieri, altri che invece probabilmente ho rimosso; in ogni caso, i momenti della riscossa, perché credere era il verbo che ci faceva vivere da protagonisti, lontano dai grandi e senza tanta voglia di essere come loro, ma sempre rincorrendoli, così come è normale che sia.

Cosa è rimasto di allora? Forse quel “verbo”, un po’ di disincanto, aspettative perse strada facendo e altre raggiunte senza nemmeno volerlo. Un altro mondo, costruito un passo per volta, la vita che nel frattempo mi ha fatto conoscere la sua verità.

Nessun bilancio però, solo un sorriso, e una tenera pacca sulle spalle.

Le mie!

Che strana questa nostra Italia…

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Che strana questa nostra Italia, da un lato si rincorre la maldicenza gratuita e inopportuna e dall’altro si osannano i buoni sentimenti tra una lacrima e l’altra.

Lo ammetto, in questo guazzabuglio non ci capisco granché, e la voglia di lasciarmi alle spalle questa gigantesca ipocrisia cresce di giorno in giorno.

Da poco è stato eletto il Capo dello Stato e qualche giorno fa le due ragazze volontarie sono appena tornate in Italia e subito, per “dovere di cronaca”, ovviamente, la macchina del fango si è messa in movimento. Scavano alla ricerca di malefatte, poche in effetti, ininfluenti a dire il vero, ma ci provano istillando nella mente di chi legge il dubbio che qualche cosa di sbagliato debba esserci per forza.

Ci sono giornalisti, politici, avventurieri dell’insulto a prescindere che hanno costruito la loro immagine in nome di una presunta verità da sviscerare ad ogni costo, non importa se può far male, non importa se si calpesta la dignità di un individuo, per un attimo insieme al malcapitato si è protagonisti su di un palcoscenico senza pareti, in uno scenario a 360 gradi che lascia senza fiato.

E che dire delle lacrime a gogò che si sprecano nei vari programmi televisivi?

Ne guardavo giusto uno l’altra sera, un ragazzo, bravo ragazzo a dire il vero, aveva invitato sua madre per dirle quanto l’amasse e che aveva capito quanto fosse importante che lei potesse contare su di lui dopo la morte del padre.

Beh, ammetto che mi sono emozionato, la regia, l’evento, le parole non poteva fare un effetto diverso, ma dopo, quando le luci si sono spente mi sono chiesto che senso avesse tutto questo e soprattutto, a chi servisse.

Alla fine siamo gli stessi che si fermano a guardare con curiosità morbosa un morto sul ciglio della strada, gli stessi che non riescono a guardare con ammirazione il collega ammettendo che sia stato più bravo di noi o che insinuano chissà quali scenari per screditare l’amico più caro per un presunto torto subito.

Sì, gli stessi che chiusi nel loro piccolo mondo non riescono a guardare a un palmo dal loro naso, soli in una società che non offre tante alternative, soli alla ricerca di qualcosa in cui credere.

L’amore e l’odio va sempre di pari passo, dicono i bene informati, ma quanto si crede nell’amore e quanto ci si abbandona alla ginnastica dell’odio?

Vabbè, giusto così per dire.

* E già, e poi?

Alessi

“Oggi non te l’ho detto, è vero, perché abbiamo parlato di altro ma,  maglioncino a V abbottonato sul davanti color zafferano e pantaloni di velluto borgogna, dentro agli stivali color castoro. Oggi niente collana ma una sciarpetta nera attorno al collo per non sentir freddo sulla scollatura a V.

E poi, diresti adesso… “

   “E già, e poi?”

E’ vero, non ho mai fatto mistero della mia curiosità, anzi, perché essere curiosi, di quel tipo di curiosità, stimola la fantasia e la rende creativa, crea un contatto che in un gioco iniziato non si sa come può diventare una miscela esplosiva, dove anche i suoni, i colori, i particolari più insignificanti, fanno a gara in un primato di seduzione che come premio finale ha un solo obiettivo: emozionarsi, sentirsi complici, stare bene insieme. Continua a leggere “* E già, e poi?”

Una giornata un po’ così!

Artisti_DiStrada

Giornate festive, giornate primaverili, quale scusa migliore per fare una gita fuori porta? In effetti, è proprio andata così, il primo maggio, complice un bel sole che faceva l’occhiolino e la voglia di cambiare aria, decido di andare a trovare una coppia di amici sul Lago di Garda. Era da tanto che non ci tornavo, almeno un paio di anni, quindi la voglia era a mille, come si suol dire, pur essendo un amante sfegatato del mare, il lago di Garda mi piace perché in certi posti ricorda proprio il mare, senza contare che il paesaggio, da qualunque ottica si guardi, è veramente molto bello e rilassante.

Lo conosco molto bene, per ben quindici anni ci sono andato praticamente ogni fine settimana, avevo anche affittato una casa a Manerba a due passi dal lago con una vista stupenda, come c’ero stato bene mannaggia! Continua a leggere “Una giornata un po’ così!”

‘sera! ‘giorno!

Ciliegio_a

Questa sera per cena pasta a forno alla maniera Sicula con melanzane fritte – se le trovo belle belle – uova sode, ragù di carne, formaggio emmenthal, prosciutto cotto a dadini e, per finire, una sformaggiata di parmigiano, tanto, tanto.

La pasta deve essere assolutamente corta, tipo maccheroni, ne va del risultato finale.

Ogni forchettata di questa delizia la dedicherò a tutti voi – egoistoni che non siete altro, visto che non mi dedicate mai neanche una semplicissima moussina di cioccolato fondente, che “a me mi ci piace” tanto –

E a proposito di cose dette e scritte, non si sceglie di essere in un modo, lo si è. Le emozioni, i disagi, certe esperienze, servono per farci crescere, l’importante è metabolizzarle nel modo giusto.

E allora, meglio tornare a “creare” se stessi, per rinnovarsi, per rigenerarsi; bisogna trovare questa via e ognuno sa farlo in un modo unico e speciale, perché è questa unicità che a volte ci fa vivere una maniera diversa di sentire le emozioni, per poi condividerle con gli altri.

Chi sceglie di non farlo, vive la solitudine di un respiro che non si apre alla vita e, che triste considerazione.

Ciao!

Caro amico.

La grinta sempre la solita, lo sguardo ironico un po’ da presa per i fondelli, neanche quello lo abbandona mai, pur conoscendolo da diversi anni, non sono mai riuscito a dargli una collocazione certa nei miei pensieri, tra di noi c’è sempre stata considerazione e stima reciproca, ma non siamo mai riusciti a diventare dei grandi amici, credo dipendesse dal fatto che entrambi avevamo dell’amicizia un’idea diversa; d’altronde è proprio per questo che alle volte ci s’intende.

Perennemente attivo al di fuori da ogni logica normale, ho sempre ammirato la sua voglia di rimettersi in gioco, di cambiare vestito, d’altronde chi l’ha detto che le nostre esperienze nel campo lavorativo non possano tornare utili se applicate in altri ambiti non necessariamente in sintonia con la nostra professione? Beh, lui questa teoria l’ha sempre messa in pratica e devo dire con ottimi risultati.

Non era smania o ricerca di guadagni diversi, forse anche, ci sono persone che rincorrono sempre tutto ciò che vedono passare davanti ai loro occhi e lui è uno di questi.

Oggi è ammalato, gravemente ammalato, un bel giorno un “amico invisibile” ha deciso di fargli compagnia e dopo alcune operazioni e varie vicissitudini, è praticamente arrivato quasi alla fine del suo percorso.

Ne ha coscienza e non ne fa un dramma, o quanto meno non lo dà a vedere. Non per questo se ne sta con le mani in mano, urla, sbraita, comanda, organizza, come sempre d’altronde, porta avanti progetti che potrebbero anche finire senza di lui, ma sembra che non gl’importi più di tanto, anzi, quella carica che lo ha sempre spronato sembra quintuplicata, ponendo tra l’altro per certi versi chi gli sta accanto in difficoltà, perché vive la concezione del tempo come una risorsa da consumare che, proprio per questo contrasta con l’idea che ne hanno gli altri.

Non abbiamo mai parlato di questa sua malattia, forse proprio per quel feeling che è sempre mancato tra di noi, quando ci si vede un bel sorriso e una pacca sulle spalle, lui non si lascia andare ed io non insisto, anche in questo siamo diversi, per me la parola se usata nel modo giusto può solo fare bene, malgrado tutto non riesco a rimanere inerme, conosco molto bene la sua famiglia, ho con loro un legame che anch’io non saprei come definire, d’affetto senz’altro, e poi immagino quel travaglio interiore, quei pensieri che si accavallano per non rimanere mai da soli, lo immagino come di chi non vive questa scadenza improrogabile e proprio per questo nell’impossibilità di capire quello che lui provi realmente, e allora mi domando se è proprio questo il punto o piuttosto l’idea che noi abbiamo della vita non ci condizioni a tal punto da ritenere che tutto, un bel giorno, possa finire con essa, senza considerare che quel che rimane è comunque un segno marchiato a fuoco per nulla cancellabile o, che è peggio, da dimenticare.

Sì, quando viene a mancare qualcuno che c’è caro, man mano che passa il tempo il ricordo di quel viso, di quello sguardo, di quel sorriso si attenua, non sentiamo più la sua voce  o il rumore dei suoi passi, ciò che di materiale gli è appartenuto non esiste più, ma c’è pur sempre l’amore, quel legame che nel tempo, qualunque esso sia, rimane inviolabile e io credo possa bastare.

Non ho paura di quel battere di ciglio che non ci sarà più, ma come si suol dire la speranza è l’ultima a morire ed io spero, caro amico, che tu rimanga ancora un po’ con noi, con quella tua solita grinta e con quello sguardo ironico un po’ da presa per i fondelli, sì proprio quello che non ti ha abbandonato mai.

Affinità.

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Un tempo, parlando del più e del meno, ci si chiedeva se può esistere un certo tipo di affinità tra amici così come esiste, a volte, nella coppia ed io dicevo che sì, e nel dirlo mi veniva in mente l’amicizia che c’è tra due amici per la pelle, dove basta uno sguardo per capirsi al volo, spesso guardati con sospetto per questo loro essere uniti, e quanta invidia che prova per questa alchimia chi non la vive, perché in qualche modo lo fa sentire messo da parte.

Si trova nell’amicizia così come nell’amore, ma in due modi diversi; la complicità o a dir si voglia affinità tra due persone che si amano, oltre ai famosi peccatucci confessati, ci sono anche quelli che non c’è bisogno di confessare, perché la conoscenza è fatta di intime condivisioni che non soltanto riguardano il pensiero, ma anche il corpo, quella parte di noi che proprio perché troppo personale da esporre, da fare vedere a tutti, un amico ovviamente non conosce.

E’ forse più difficile tra due persone che vivono insieme, ma quando succede e alle volte succede anche solo in piccole cose, è tutto e a questo proposito mi vengono in mente i due vecchietti di cui ho sempre raccontato, ognuno parte dell’altro, persino ogni passetto sembra fatto in sintonia, per cui queste affinità non è che si sentano più forti in un rapporto di coppia, sono solamente diverse, ovviamente quando ci sono, sia nella coppia che nell’amicizia.

Oppure no? 😉

ps: a grande richiesta ho rimesso la foto della “discordia”, cioè quella delle (orribili) scarpe che avevo messo appena pubblicato il post, detto con più di un sorriso sulle labbra  ovviamente. 🙂

Così, giusto per pensare un po’!

Ieri rientrando in ufficio ho avuto uno scambio di parole abbastanza violento con un tipo che con il suo furgone intralciava l’ingresso e l’uscita del cancello del mio palazzo e la cosa che mi ha fatto arrabbiare ancora di più è stata la sua arroganza, il pretendere che, malgrado avesse torto marcio, le sue ragioni fossero sacrosante, un diritto, il suo, incontestabile, una protesta, la mia, immotivata, quasi che l’aver aspettato per ben dieci minuti di entrare fosse normale.

Mi guardava con odio e pur mantenendo la calma, mi ha turbato, perché ho avuto l’impressione di trovarmi di fronte ad una violenza che andava di là dalla cosa in sé, soffocata, compressa, pronta a scoppiare qualsiasi fosse il motivo o l’occasione. Continua a leggere “Così, giusto per pensare un po’!”