Un buon rimedio per… ?

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A proposito, ho una cura strepitosa per il giradito, vi può interessare?

Allora, prendere un ettolitro di acqua calda ma non bollente, scioglierci dentro due etti abbondanti di polvere empirica importata dal Mare dei Caraibi, una pasticca di menta piperita possibilmente effervescente ma non troppo, delle foglioline di alloro di Lampedusa colte esclusivamente in una notte di luna piena, bicarbonato di sodio senza conservanti come nelle ricette della nonna Giulia, aglio, cipolla, sedano, lattuga, cornetti, lamponi freschi, pomodorini pachino, ma quelli di CastrorealeLunga sono i migliori, spine di trota affumicata conservate in un vasetto scuro a prova di luce e un bell’etto di baccalà del mari del nord essiccato al sole della Sicilia Bedda, una canottiera di lana e una di cotone, preferibilmente bianca, un grembiule con la faccina di un porcellino e una mostarda, né dolce, né piccante.

Mescolare con cura il tutto, non senza essersi messi prima la canottiera di lana e verso la fine quella di cotone. Finita la mescolanza, immergere il dito dentro all’impasto che deve avere un aspetto denso ma non troppo e dopo tanta, tanta, tanta pazienza, se il giradito non è guarito, rivolgersi a una casa di cura per le cure del caso.

Astenersi perditempo. Continua a leggere “Un buon rimedio per… ?”

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Maddai, proprio io? Sì, sì, proprio tu!

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E così Patrizia dice che sono un po’ pazzerellone quando mi metto a fare certi discorsi e allora io le chiedo: “Maddai, proprio io? “

E lei risponde imperterrita, oltre che in modo impertinente: “Si caro, sì proprio tu!”

Sorrido all’idea e no perché allora mi vengono in mente tante di quelle cose che a confronto tra il dire e il fare altro che ci va di mezzo il mare che alle volte proprio perché litigarello e (proprio) bello, bello, lì così calmo che sembra una tavola, di quelle che ogni tanto si vedono tra le montagne della Groenlandia, dove i pini fanno l’amore con le cicale nelle notti di luna piena, mentre tra le fresche frasche si odono rumori strani, come di porte che sbattono perché fischia il vento e fuori ulula la bufera, come quella volta a San Donato in Chianti, quando la Signora Giovanna detta l’amica del giuggiaro, s’innamorò di quel bel fusto di Ronaldo, occhio di falco e con le tasche sempre vuote, sì, proprio lui che andava dicendo in giro “meglio un giorno con Giovanna che un’oretta da leoni”, tanto cos’aveva da perdere? Nulla in confronto,  era stato come una specie di guizzo, aveva pensato tutte quelle cose, o forse era meglio dire che aveva sognato ad occhi aperti.
Si guardò intorno, ma non vide nessun paio di zatteroni anni ’80 made in Taiwan tra le tante cose che giravano qua e là, rifinite a mano a Castrovillari dell’Isonzo, angolo Centocelle della Moldavia, e mentre pensava, improvvisamente si accorse di avere due occhi che lo fissavano con un non so che di interrogativo, come quella volta che si era trovato a Bugnasco Calabro, nel bel mezzo di una festa paesana, sai di quelle dove ci sono le processioni, la Vara con i Santuzzi devoti, e la gente che piange e si dispera, ma solo quelli che aspettano di vincere il concorso comunale per titoli ed esami per la copertura a tempo determinato e pieno di n. 10 posti di segretario alle manifestazioni pubbliche con delega a termine e forse neanche quella e con scadenza il 30 settembre, più o meno, e poi c’era la banda con le Majorette – tipica ragazza che pratica con disinvoltura una disciplina di spettacolo, sfila sempre insieme alla propria banda musicale o a più bande, che balla con incedere elegante – e mentre guardava tutte ‘ste belle cose, si accorse che… “Svegliati, svegliati, a cosa pensavi? “ Continua a leggere “Maddai, proprio io? Sì, sì, proprio tu!”

* Inszomma, inszomma…

Braccioli

Inszomma, inszomma… evvabè, iniziare una conversazione dicendo inszomma, inszomma, non sta poi tanto bene, ma visto e considerato che fa caldo, che il tempo delle vacanze è ancora lontano, che il prossimo post tarda ad arrivare, mi sa che devo prendere in mano la situazione e raccontare qualcosa così giusto per ingannare l’attesa. Nel frattempo, i puristi della lingua Italiana mi scuseranno, spero. Continua a leggere “* Inszomma, inszomma…”

Così, giusto per dire!

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Oh mannaggia Patrizia c’hai ragione e tanta tanta anche. Pensa che ieri sera sono andato al cinema per vedere un bel filmetto e chi t’incontro? Ma sì. quel bischero del Mario, non so se te lo ricordi, sì. Mario quello che andava in giro con una Ford Mustang del ’65 color amaranto tendente al violaceo super spinto, 4.6 V8 allestimento Gt con dettagli Shelby, con interni in pelle di capra rovesciata e autoradio 2din Alpine mp3 con sinto Tv, navigatore, impianto Bosebal e telecamera bioculare posteriore, cerchi in lega 20”, fari led custom anteriori e posteriori – che non so cosa voglia dire a dire il vero – antifurto volumetrico e perimetrale con antisollevamento a sirena spiegata, insomma, come puoi vedere con tutti i confort, così giusto perché lui la usava solo e comunque per rimorchiare.

 

Ma t’immagini mentre scendeva dalla macchina con i suoi stivaletti tacco alto 12 e punta rinforzata in cuoio ripassato almeno una ventina di volte nell’olio di foca fatto macerare nelle botti di rovere della Mauritania nelle notti di luna piena che, all’ululato del lupo Siberiano una volta si e un paio di volte no, si rimescolava con enormi cucchiaioni di legno che solo per tenerli fermi veniva l’osteoporosi multipla che poi costringeva il malcapitato ad andare a curarsi nelle Valli del Consertovellino, proprio dalle parti di Roncola Vellutata girato l’angolo a destra dopo un cartello di affittasi che era rimasto lì dal tempo dei tempi come dire ai posteri l’ardua sentenza???

 

Ebbene sì, era appena un pochetto strano. Appena mi ha visto ha fatto finta di svoltare l’angolo e, in effetti, contrariamente a quel che diceva sempre, era con una signora d’altri tempi, mantello lungo di raso azzurro e scarpe scamosciate color ciclamino, che poi era tutto quello che si riusciva a vedere in effetti.

 

E così mi è venuto in mente quella volta che nel negozio di frutta e verdura, tra una melanzana e una zucchina di terra stagionale, il verduraio mi aveva messo dentro al sacchetto anche un paio di albicocche acerbe, dicendo che erano così buone che volendo potevano durare almeno un paio di settimane, sempre che non mi fosse venuta la voglia di consumarle prima.

 

Già, ti starai domandando perché ti racconto tutte queste cose?

Ma sì dai, non l’hai ancora capito? Il problema è che tra una disorientata letteraria e l’altra prendo un po’ di fiato, giusto per preparare, come sempre, qualcosa di bello da pubblicare per Pasqua .

 

‘nnagg…!!!

‘giorno!

giorno

E così dopo Natale e Capodanno arriva l’Epifania, che come anche chi non ci crede di sicuro, tutte le feste le porta via. Che poi al pensiero mi viene anche da ridere, visto che di feste, durante queste feste, non è che ne abbia viste tante, ma tant’è che la crisi c’è, così giusto per fare una bella rima, come quella volta al Colosseo, un giorno come un altro, forse festivo o forse no – ma questo cosa vuoi che importi? – che Ernesto era riuscito a farsi dare da Camilla un appuntamento al buoi, nel senso che non conoscendosi non avevano neanche utilizzato la classica rosa coltivata alle falde del Monte Orticaria, ma solo se dopo una luna piena e un acquazzone tipico di quelli estivi, fosse venuto fuori un bell’arcobaleno dai tipici colori splendidi e ruggenti (???), tipico di quei luoghi se solo si ha la voglia e la pazienza di crederci, che tra le altre cose mi fa venire in mente quella volta a Castelgaglioffo, tipico paesino delle Alpi Apuane a metà strada tra Crocette e Abbade del Marco, che sorge a 312 metri sul livello del mare, girato l’angolo a destra non prima di aver fatto quel solito curvone che s’intravede giusto in fondo al viale, nel vicolo dei Campanari c’era una casetta piccola piccola dove il Morellino di Scansano andava a suonare la fisarmonica, e sì perché a quell’epoca e non vi dico quale, altrimenti poi mi contestate la veridicità delle notizie storiche, capitava di trovarsi nella centralissima piazza della Repubblica ad aspettare che Maremma lo Stralabbico, detto anche Grillo del Feudo delle arance tagliate con le sorbole del Perugino, si decidesse a raccontare di quella volta che a Sirolo, tipica spiaggia dei Balcani superiori, conobbe la sua bella, che poi, a dire il vero lì son tutte belle e, infatti, uno di questi giorni mi sa che ci faccio un salto, a fare direte, così solo per vedere, rispondo e chissà se c’ha ragione quel detto che chi di bello incomincia è a metà dell’opera e mi sa che per essere solo il 2 di gennaio io abbia incominciato bene – non vi pare? –  tra un disorientamento letterario e l’altro, una lettera che va di qua e una che si riattacca un po’ più in là, la voglia di ricominciare disorientando_mi_ci c’è tutta, ma se ci fosse il mare sarebbe ancora meglio e, beh, se non sono stato chiaro, la prossima volta ve lo spiego meglio, appunto.

Evvabè, mannaggia, Buon Inizio!

Oh che bontà!

Marzapane

Ma mi domando e dico secondo voi, guardando questa foto meravigliosa – come dire che quando mi ci metto non sono proprio malaccio – cosa vi viene in mente?

Senz’altro se quella frutta è vera o è di marzapane. In Sicilia, cioè dalle mie parti, il marzapane lo chiamano “Frutta di Martorana” che se fatta a regola d’arte è buonissima. L’avete mai assaggiata?

E giusto così per dire, senza per questo voler cambiare discorso, mi viene in mente che una sera d’estate,  mentre la gente accaldata dopo una giornata assolata prendeva un po’ di refrigerio mangiando al bar dell’Angelo un gelatino al limone con sopra la ciliegina sotto spirito, rosso arancione e giallo canarino, arriva di soppiatto senza fare alcun rumore Giuseppe, si siede sulla panchina del vicolo numero 147 della borgata dei Sangiovanesi e guardandosi con fare circospetto tutt’intorno si accende una sigaretta che tra l’altro l’aveva presa dal pacchetto dell’amico Ernesto che poco prima l’aveva comprata al bar dell’angolo, giusto dove c’era Cosima Benedetta dell’ordine certificato delle sorelle Sesta Coppa GH, con l’aggiunta della S (SUPERIOR) con doppie frange e sostegni laterali, per compensare certe cadute libere che ogni tanto potevano capitare soprattutto se tra il dire e il fare s’intraprendeva una corsettina serale, detta anche dei Vespri Carmelitani, fatta con passo sostenuto tra le vie deserte del centro cittadino passando per via Ansimando con le Correnti d’Aria, Piazza delle Correnti già avvenute e procedendo per via Armando Garibaldi, che non era per niente parente dell’eroe dei due mondi, che poi se devo essere sincero, non ho mai capito di quale mondi si trattasse, perché in ogni caso, la Sardegna insieme alla Sicilia erano sotto la dominazione delle popolazione Ongare senza alcun ritegno, che si distinguevano per certi particolari copricapo fatti con corna di bisonte impauriti, cacciati nelle notti di luna calante, perché se si sbagliava la tornata, c’era il rischio di rimanere a bocca asciutta e…

…mannaggia, scusatemi, mi sono fatto prendere dai miei disorientamenti letterari che ogni tanto prendono il sopravvento, ma in effetti è solo una scusa per prendere tempo, visto che le idee in questi giorni sono un po’ ballerine, nel senso che vengono, vanno a fare un giro e non ritornano più, le birichine.

E comunque torno, altro che se torno e nel frattempo, buona serata e per domani, buona giornata e per dopodomani, beh, l’ho detto che torno, altro che se ritorno. 🙂

*Evvabè, così, giusto per dire!*

Cosi-Arthur

                     Oggi vado al bar per un panino e chi t’incontro? Giuseppe, fratello di Carletto detto anche Pischello di paese, che non ha nulla a che vedere con Guagliuncello, termine importato dall’Australia il giorno che Giuliano Verne approdò a Formentera per via di una storia cominciata tanti anni fa, che ad onor del vero, non è mai finita e che inizia più o meno così: Continua a leggere “*Evvabè, così, giusto per dire!*”

Liberamente tratto da…

Ieri sera facendo il mio solito giro per blog amici, arrivo da Stephymafy e cosa ti trovo? Uno scritto che mi ha fatto venire in mente quegli sproloqui che ogni tanto scrivevo e che Elle aveva giustamente chiamato “Disorientamenti letterari”.

E così, giusto per ricordare e soprattutto per non dimenticare…

Era stato come una specie di guizzo che, Gerolamo, detto anche l’asso del falcetto taglia erba, neanche avesse dovuto passare notte e giorno insieme a Pistagliarella di Coverciano, che nel caso sarebbe stato altro che un problema, perché quest’ultimo prima di prender sonno aveva il vizio di cantare Calabresella Bella in onore della sua femmina taurina, nonché mucca delle valli del Brosento posteriore, dietro la Centricarella settentrionale, che quando faceva il latte amava sentire quella canzone, aveva improvvisamente provato o forse era meglio dire che aveva sognato, ad occhi aperti ovviamente. Continua a leggere “Liberamente tratto da…”

Erzicovina delle Valli Ruspanti e la Ricetta.

Lo so che ormai tutti la conoscono, ma è giusto che si sappia in giro che Erzicovina delle Valli Ruspanti c’ha classe, mica acqua fresca, anche perché oggi come oggi non è facile trovare donne come lei che come se nulla fosse, sanno coniugare il verbo essere così come il verbo avere senza alcun problema – anche se la sorte alle volte ci mette lo zampino e un avverbio si confonde con un verbo che fu – soprattutto dopo aver mangiato per colazione le sue solite dieci portate di brioche, frutti di stagione, ovette sode ma con il tuorlo appena appena indurito, burro di arachidi perché più leggero e digeribile, spremute varie, dal succo di ananas, al succo di arance di Sicilia, dal succo di carota, al succo di ermellino, che non è un animale come tanti possono credere, ma è un frutto tropicale della foresta Amazzonica, girato l’Angolo a destra, subito dopo le Barbados e… e… evvabè, so anche che questo lo sapete, visto che l’avevo già scritto, ma cosa ci volete fare, alle volte anche i grandi oratori come me si ripetono e così sia. Continua a leggere “Erzicovina delle Valli Ruspanti e la Ricetta.”

Così, giusto per dire…

                     Oggi vado al bar per un panino e chi t’incontro? Giuseppe, fratello di Carletto detto anche Pischello di paese, che non ha nulla a che vedere con Guagliuncello, termine importato dall’Australia il giorno che Giuliano Verne approdò a Formentera per via di una storia cominciata tanti anni fa, che ad onor del vero, non è mai finita e che inizia più o meno così:

… era una sera d’estate e mentre la gente accaldata dopo una giornata assolata, prendeva un po’ di refrigerio mangiando al bar dell’Angelo un gelatino al limone con sopra la ciliegina sotto spirito, rosso arancione e giallo canarino, arriva di soppiatto senza fare alcun rumore Giuseppe, si siede sulla panchina del vicolo numero 147 della borgata dei Sangiovanesi e guardandosi con fare circospetto tutt’intorno, si accende una sigaretta che tra l’altro l’aveva presa dal pacchetto dell’amico Ernesto che poco prima l’aveva comprata al bar dell’angolo, giusto dove c’era Cosima Benedetta, dell’ordine certificato delle sorelle Sesta Coppa GH, con l’aggiuta della S (SUPERIOR), con doppie frange e sostegni laterali, per compensare certe cadute libere che ogni tanto potevano capitare, soprattutto se tra il dire e il fare, s’intraprendeva una corsettina serale, detta anche dei Vespri Carmelitani, fatta con passo sostenuto tra le vie deserte del centro cittadino, passando per via Ansimando con le Correnti d’Aria, Piazza delle Correnti già avvenute e procedendo per via Armando Garibaldi, che non era per niente parente dell’eroe dei due mondi, che poi se devo essere sincero, non ho mai capito di quale mondi si trattasse, perché in ogni caso, la Sardegna insieme alla Sicilia erano sotto la dominazione delle popolazione Longobardate senza alcun ritegno, che si distinguevano per certi particolari copricapo fatti con corna di bisonte impauriti, cacciati nelle notti di luna calante, perché se si sbagliava la tornata, c’era il rischio di rimanere a bocca asciutta e…

… stavo dicendo, orco, ho perso il filo e chissà che questa volta mi si dice ancora che sono troppo serio, perché altrimenti, salgo sui monti Peloritani, svicolo per le Alpi Apuane, scendo nel bel mezzo del fiume Arno e m’insedio sotto la torre di Pisa e con estrema pazienza, tra un VENTICELLO e l’altro, aspetto che il nemico passi tre volte…

Evvabè, così giusto per dire! 😆