*** Guardo

Mannaggia, non so voi, ma ho sempre l’impressione che le giornate passino ad una velocità indescrivibile e  allora, beh, siamo arrivati a fine settimana ed io non ho ancora scritto nulla ma, sono sicuro che se vi lascio con un racconto di Nonno Archimede, voi  siete contenti lo stesso, anzi, dippiù, dippiù.

Questo brano l’ho scritto nel lontano novembre 2009 e, come tutti i racconti di Nonno Archimede, corre sul filo della metafora, un invito a guardarsi intorno e, nella vita di tutti i giorni ci sta, altro se ci sta.

Che cielo che c’è oggi, ragazzi, un cielo davvero bello, di quelli che, quando li guardi, ti sembra di andare oltre, limpido, sereno, di un azzurro così intenso che se dovessi dipingerlo, avrei senz’altro mille difficoltà.

Già, direte voi, come al solito nonno Archimede non ci ha capito nulla, ma questa volta non è così, credetemi, questa volta il cielo e il mio cuore li sento battere allo stesso modo, quasi fossero accovacciati l’uno accanto all’altro.

E allora mi guardo intorno e cerco di cogliere ogni minimo movimento di ciò che mi circonda e magari mi sento dire, guardami, esisto anch’io, sono un pulviscolo, è vero, che ogni alito di vento mi porta via, di qua, di là e stanco di tanto correre, mi appoggio, assaporo il morbido e il duro, sento l’odore che mi circonda, piango e rido dei pianti e delle risate di chi mi ospita per un po’, fino a quando un altro alito mi sposta e allora ricomincio, sempre, comunque ricomincio, senza stancarmi mai.

E magari penso a Nino, a Germano, chiusi in quella stanzetta sorda e stanca come loro, quel pulviscolo lo guardano appena, mentre si muove dentro ad un raggio di luce che attraversa i vetri opachi della finestra, ma in realtà non lo vedono, non lo sentono neanche parlare, perché i loro occhi umidi e sbiaditi, fissano un cielo che non c’è; un sorriso sulle labbra e il ticchettio di due dita che giocano con il bracciolo della poltrona, nell’attesa che minuti, ore, giornate passino senza lasciare traccia, perché dimenticate.

Ecco, è vero, la vita io l’ho un po’ vissuta, ma quel pulviscolo ho ancora voglia di guardarlo, magari discuterne anche con qualcuno, se il suo riesce a raccontargli qualcosa e magari cosa, vorrei trovare qualcuno che come me ha voglia di guardarlo quel pulviscolo, che come me ha voglia di percorrere un pezzetto di vita, sorvolando come lui sulle cose inutili, perché un raggio di sole a modo suo sa raccontare ed anche tanto.

Evvabè, ci avete capito qualcosa? Come al solito, io ben poco, ma questo è ormai assodato… e già… !

F.to: Nonno Archimede, un tempo detto anche Archi. 

Guardo 11 novembre 2009

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25 pensieri su “*** Guardo

  1. Silvia

    Tutti i racconti di Nonno Archimede, anche se datati, sono sempre molto belli, perché nella semplicità, sa raccontare cose vere.
    Ciao Arthur, sono stata al mare… 🙂

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  2. Laura

    Siamo spesso distratti e ciò che ci circonda non lo guardiamo per niente. Ho l’impressione che Nonno Archimede ha capito tutto e come sempre ci fa riflettere. 😉

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  3. Non è un’impressione, le giornate volano veramente ad una velocità incredibile e nemmeno me ne accorgo…. però per fortuna ancora riesco a “guardare”. Ieri sera quando sono uscita dal lavoro ho visto uno spettacolo bellissimo, la via illuminata (stanno preparando la Sagra Paesana che ci sarà questo fine settimana ed il prossimo), ma non è stato tanto l’illuminazione diversa dei locali ad attirarmi, quanto le sfumature del cielo che era tinteggiato con varietà di azzurro e rosa di diverse tonalità. Splendido… il tutto condito dai colori delle case e dal riflesso di tutto l’insieme nell’acqua del canale che divide in due la via….
    Si guardo…. guardo anche quando non dovrei e capita che veda quello che non vorrei…. guardo e non capisco…. tante cose non capisco…. ma chissà, prima o poi questo mio guardare mi porterà a qualche cosa….
    Ciao Nonno Archimede, tu si che mi piaci…
    Pat

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  4. mirko

    @ dedicata a Patrizia

    … a volte occorre saper guardare con occhi diversi, occhi che sappiano andare oltre. Oltre la siepe, oltre il muro, oltre le nuvole. Un punto lontano dove trovare il senso delle cose, della vita. Quell’orizzonte dove non trovano spazio neppure le parole. Solo gli sguardi.
    E guardando quell’orizzonte vorrei avere davanti due occhi da guardare, due mani da trattenere.
    Insieme si può ricominciare… prima che il pulviscolo avvolga anche noi.
    Patrizia, l’orizzonte è a un passo, dammi la Tua mano, noi ce la possiamo fare.
    un abbraccio fraterno ♪♫♫♪

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  5. Sai Mirko, avere occhi come quelli di cui parli tu non è da tutti, sono veramente poche le persone che sanno guardare oltre… Io ti auguro di tutto cuore di trovare quegli occhi di cui parli e di poter trattenere le sue mani. Per ora tendo la mia e iniziamo il cammino…
    Un abbraccio a te 🙂

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  6. @ Patrizia: beh, tu hai il dono di avere un occhio fotografico e indubbiamente il tuo sguardo si sofferma sulle cose importanti, così come sulle cose che ti fanno vedere le tue emozioni.

    Sul guardare anche le cose che non si capiscono, succede, sapessi quante ne succedono a me. 🙂

    Sì, lo so che Nonno Archimede ti piace, ma per la proprietà transitiva, visto che io sono il suo degno nipote, ti piacerò anch’io. 😆 😆 😆

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  7. @ Arthur
    Le mie sono grosse, ma sufficientemente lunghe… quindi ….

    Ora me ne vado, chiudo prima perché non sarei nemmeno dovuta essere al lavoro ma c’è stata un’urgenza e quindi… uffff

    Buon fine settimana a tutti
    Ciao ciao

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  8. carla

    Si attraversano periodi nella vita che definirli strani è il minimo che si possa dire. Periodi dove non vedi nessun collegamento tra il passato e il presente, il presente e il futuro. Tutte le idee che avevi diventano nebulose e i progetti in cui credevi diventano troppo astratti per farne conto. E osservi quello che hai intorno, vedi quello che ti separa dal mondo, guardi la tua vita diventata così poco credibile anche a te stessa. Guardi da spettatrice distaccata, senza convinzione né entusiasmo. In quel momento hai due possibilità: farti travolgere o fermarti a riflettere e ripartire.
    Ho imparato che combattere contro i mulini a vento è impresa ardua e difficile, molto meglio guardare il vento soffiare tra le pale.
    E mentre il vento soffia, con un forte senso di estraneità ogni volta che scopro di essere fuori da qualcosa, incespico sui pensieri e intrappolata in essi come ipnotizzata vago. Come una luce ad intermittenza spezzoni di vita si affacciano alla mente subito riassorbiti da altri pensieri che cerco di contenere in spazi limitati. Movimenti, sguardi, voci, sorrisi, una vita filtrata come in un film o semplicemente in un libro.
    E quelle pale che girano, mentre il vento in mezzo a loro soffia, sembrano accompagnare il ritmo della vita e a me sembra di camminare sull’aria in un turbinio di sentimenti ormai privi di contorni. In un giro composto e circolare afferrano il vento e se lo lasciano alle spalle, come fosse il passato. Un’azione mai controcorrente.
    Guardare i pensieri scivolare via oltre l’orizzonte, zavorra subacquea che non conoscerà mai più la superficie, nessun gesto a fermarli, nessuna paura di essere travolta.
    E poi la vita che gira con un accanimento difficile da capire, stridente nei suoi ingranaggi ma con un presente tutto da vivere, un orizzonte stagliato tra le onde di colline.
    Colline sulle quali mi sono fermata a riflettere per poi ripartire. Ho guardato fisso l’orizzonte finalmente limpido, il vento soffia piano tra le pale dei mulini a vento e spazza via tutto il pulviscolo, fino all’ultimo granello. 🙂

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  9. Io invece, pur non credendo nella ineluttabilità della vita, ho sempre pensato che aver coscienza dell’essere partecipi del nostro destino, in qualche modo ci aiuti a intravedere meglio nelle varie primavere che si alternano, quel filo conduttore che, senza alcuna interruzione, ci ha portato ad essere quel che siamo.

    Mi capita a volte di tornane con la mente ai miei vent’anni, l’epoca delle grandi ideologie, quando credere in qualcosa s’identificava nell’assoluto bisogno di affermare con determinazione un’identità che per necessità di cose era ancora ai primi albori, pur tuttavia, c’erano talmente tante certezze che era persino inutile metterle in discussione, perché nascevano dalla consapevolezza che quello era il modello di vita da raggiungere, anche contro tutto e tutti.

    Lo guardo con tenerezza quel periodo della mia vita, però mi rendo conto che, non è poi cambiato così tanto, meno irruenza, senz’altro, ma la passione c’è ancora tutta, pur tra mille delusioni e rinunce.

    Sì, sono cambiato, ma solo perché nel frattempo sono cresciuto, certi sogni si sono realizzati e certi altri non ancora, non del tutto o per niente. Ogni volta che ho girato l’angolo, dopo un po’, giusto il tempo per riprendere fiato, ho ripreso a guardare soprattutto me in quella nuova dimensione e nel farlo, mi sono rivisto ancora una volta partecipe di qualcosa che, forse, non avevo visto nella sua giusta dimensione; ho guardato quel granello di polvere, seguendolo in tutto il suo complicatissimo percorso, senza mai perderlo di vista, quasi fosse una piccola traccia da lasciare nel caso avessi avuto voglia di ritornare sui miei passi.

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  10. In questo fine settimana ho guardato tanto…. nella mente tante immagini e tante impressioni, emozioni, confusioni…. Ma nelle foto solo un grande caos…. quello che vedevo non sono riuscita a fermarlo con gli scatti… 😦
    Buona giornata a tutti!!!

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  11. @ Patrizia: la nostra mente è come una memoria senza fine, anche se a volte sarebbe meglio poterlo cancellare ciò che si “vede”. Ma al di là di tutto ciò, se non sei riuscita a fermare con gli scatti ciò che hai visto, forse è stato meglio, deve esserci qualcosa da dedicare a noi stessi, altrimenti… 🙂

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  12. ..io non so che dire….ecco.
    ..sono rientrata…ho visto il pulviscolo…
    più di una volta…dall’alto e dal basso….
    e m’ha lasciato un’immenso dentro al cuore.
    E’ una cosa , un effetto , un avvolgente velo di seta
    dai colori pieni, dorati e amabilmente spolverati di zucchero fine.
    Ho respirato quel pulviscolo frizzante,…ho pensato …e tanto.
    Ma non serve a nulla pensare…o forse si.
    Si aprono quelle enormi finestre di legno un po’ consumate dal mare.,
    dal vento, e dalla sabbia. Così scricchiola l’anima..e tutto prende a girare.
    Poi per amore o per danno , l’incanto si ferma…e riprendi a respirare con la stessa cadenza
    di un battito d’ali….veloce veloce fino a planare nella prossima oasi….
    dove di nuovo godi di quel pulviscolo e riprendi a sognare.

    Lo guardo e mi guardo intorno…mi vedo e mi nascondo..ma torno, torno sempre….
    perchè senza il suo sorriso non vado da nessuna parte.

    Eccomi qua….un po’ così…con quelle cose che pensi aver dimenticato..o messo da parte…
    invece aspettano….mah..come saranno i giorni a venire non saprei…
    caro Nonno Archimede..oggi va così…
    permettimi di dirtelo.
    Un bacio alla bella ciurma tutta….e uno speciale al mio Mirkino♥
    e due a Carla che …avrei voluto scriverlo io un pezzo come il suo.

    Ciao Arthur..buon appetito.
    vento

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  13. Oh Ventolino, sei tornata molto malinconica direi…. ma le finestre che si aprono scricchiolando poi si possono anche aprire senza lo scricchiolio, basta oliarle un pochettino… ed i sogni… beh quelli guai se mancassero, saremmo veramente finiti… senza ali, si , senza ali…
    Kisss

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  14. Nonno Archimede

    Per Ventolino.

    Sai… cara Ventolino, per vedere quel pulviscolo non serve necessariamente guardare dentro di noi e se ci pensi è proprio vero, perché guardandoci intorno, riusciamo a vedere dentro noi stessi.

    E poi… ti è mai successo di vedere un’alba e un tramonto? Immagino di sì. Ti sei mai accorta di quante sfumature hanno le foglie quando cadono dagli alberi in autunno? Immagino ancora di sì.

    Ti sei mai accorta che il viso di un bambino quando ride è come una tavolozza di colori che assomiglia ad un arcobaleno? Senza alcun dubbio, immagino di sì. Come immagino tu abbia visto quegli stessi colori, magari un po’ più sbiaditi, sul viso rugoso di un vecchietto.

    E allora sei sulla strada giusta e i giorni a venire, che importa, saranno quel che saranno, credimi, non occorre aver fretta.

    Detto così, con semplicità, così come solo io so dirlo, anche se qualcuno pensa che non c’ho capito nulla. 😉

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