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Dolore

(AP Photo/The Day, Abigail Pheiffer)

         Duecentododicimila le vittime, più di trecentomila i feriti, Haiti distrutta, interamente ricoperta di macerie, un tappeto di sassi, polvere e… cadaveri, una tragedia paragonabile allo tsunami che ha coinvolto più di 3 milioni di persone, aiuti umanitari che tardano ad arrivare e quelli che ci sono, faticano ad intervenire… cento bambini sepolti sotto le macerie di una scuola, saccheggi, razzie, la disperazione degli haitiani…

Questo elenco di cose potrebbe continuare all’infinito, ma per pudore lo faccio finire qui.

          Il pudore chi, come me, non capisce, non riesce a spiegarsi del perché certe tragedie debbano colpire popolazioni che la tragedia l’hanno già conosciuta, perché è un male che condividono giorno dopo giorno, per la sopravvivenza, che consumano in baracche che del provvisorio non hanno più nulla, degrado, povertà… la povertà degradante di chi vive con meno di un dollaro al giorno.

Ecco, ritengo che sia ingiusto, per carità, non auguro ad altri tragedie di questa portata, ma perché questo accanimento con chi forse merita un po’ di pace, senza cercarla, merita un po’ di tregua, per un dolore compagno di tutta una vita?

Fili d’erba.

© arthur

Mi giro e vedo brina gelata che ricopre fili d’erba ripiegati su se stessi, tormento inevitabile che per un attimo è padrone indiscutibile di una stagione che volge lo sguardo altrove, lontano da colori con tinte accese mischiate dal tempo, che degradano fino a scomparire in tenue sfumatura.

E ripercorro sterminate praterie, suoni di giornate vissute all’insegna di risate senza pensieri, sguardi che sapevano cosa cercare, ma non lo davano a vedere, perché fuggire per poi rincorrere era il sussulto del battito di un cuore.

Cielo, terra scura arsa da un sole che non risparmia calore, aria, fine, sottile, che sospesa si lascia intravedere, mare, lo spuntare di nubi all’orizzonte, tratti che linea dopo linea, lasciano traccia su di un foglio bianco che man mano si scolora, fino a diventare pagine sfogliate più per inerzia che per altro, lembi che si spostano per poi accucciarsi uno sull’altro, trasportate da un alito di vento che s’adagia silenzioso come per trovare riparo, per poi ricominciare la sua folle corsa spesso senza sapere dove andare.

E dalle labbra un accenno a parole mai dette o forse sussurrate in momenti che hanno perso ogni sembianza, confusi in quotidiani discorsi che non conoscono emozioni, e mentre sono lì, ascolto una voce che non ha voglia di aspettare il tempo che passa, come quei fili d’erba ripiegati su se stessi, acchiappa l’attimo per rincorrere il passaggio delle sue stagioni.

the best magazine

Wow… è nata the best magazine, la rivista on line che parla del mondo dei blogger.

          Rubriche, società e costume, cultura e spettacolo, tempo libero, una panoramica che vuole coinvolgere blogger e non blogger, accompagnati per mano da una redazione d’eccezione, con tanto, tanto entusiasmo, unica pretesa: divertire e se occorre, perché no, un pizzico d’informazione che non guasta mai.

 Eddai, su che vi aspettiamo… ;)

I miei articoli:

Silenzio…

       Non è con il silenzio che si sfondano i muri dell’incomprensione, non è con il silenzio che si aprono le porte a chi pensa che non dovrebbero essere mai chiuse, non è con il silenzio che due cuori, che corrono su binari paralleli, possono incontrarsi, e proprio perché silenzio può voler dire indifferenza, non è con il silenzio che si dice: ti voglio bene.

Occhi che sanno dove guardare, non affidano al silenzio il suono delle loro emozioni, sguardi che si muovono come carezze, non si nutrono di silenzi per giungere a destinazione, parole che nel silenzio trovano respiro, non usano il silenzio per ricominciare a parlare, perché il silenzio è come una barriera che non ha mai fine, il silenzio è… non ho più nulla da dire.

           Storie… storie che dopo essersi incontrate, affidano al silenzio la parola fine.

Il batacchio di un portone a Lucca- © arthur

          Eccoci… prima di iniziare, voglio chiedervi una cosa: quando visitate una città per la prima volta, cosa fate di preciso?

Beh, non è una domanda oziosa la mia, perché ognuno di noi ha un modo tutto suo per approcciarsi ad una città, c’è chi s’affanna ad andare per musei, chi gira senza meta fissa, magari alla ricerca di un buon ristorante, chi, guida alla mano, non lascia perdere neanche un monumento… insomma, e voi, che fate?

          Io, se vado per la prima volta in una città, abbandono l’idea di guide, monumenti e musei e la giro cercando di “respirare” la sua atmosfera. Piazze, strade e stradine diventano la mia meta preferita, mi guardo intorno, la gente, i negozi, i vicoli, sono la mia passione, cerco insomma di conoscerla per prima cosa attraverso la sua gente, un portone aperto e una sbirciatina ad un cortile può essere molto istruttivo, come lo è anche un cornicione o una grondaia malandata. Ricordo una mia gita a Canterbury, splendida cittadina inglese medievale, fondata dai romani e siccome adoro il gotico, nei miei programmi c’era la sua bella e famosa cattedrale, che è forse uno dei migliori esempi di architettura gotica inglese.

Appena entrato, la maestosità della chiesa, i suoi pilastri che a guardarli sembrava d’essere in cielo, gli archi, le vetrate, insomma tutto era un’emozione, quando improvvisamente, dal coro, sento delle voci di bambini cantare, mi sposto per andare a vedere e… stavano facendo probabilmente delle prove, erano vestiti tutti con delle mantelle rosso purpureo e cantavano dei canti gregoriani… mi sono seduto e, rapito da quelle voci, ho incominciato a guardarmi in giro, lasciandomi cullare da quella magica atmosfera.

          Adoro conoscere lasciandomi trasportare dalle emozioni. Continua a leggere

In attesa…

          ‘nnagg… facendo un giro nel blog di un’amica, cosa mi ritrovo? Alcune mie intemperanze verbali tipiche dei miei disorientamenti letterari doc, ( nel senso che più dotto non si può… ) onde per cui, in attesa di proporvi “Qualche idea per il tempo libero… genn. 2010” (la nostra rubrica che ormai è arrivata al n. 2, pronta, con le rotative che scalpitano… ), vi lascio a questa piccola parentesi disorientata…

 allora… Armide da Rotterdam, grande condottiero, era passato da Verona (ciao Pan, come stai?), intorno all’anno 1250 ed essendo un buongustaio, si era innamorato perdutamente di un piatto locale che era il sedano gratinato di Verona (appunto…), con dentro i fiocchetti di burro ed il parmigiano, che poi se vogliamo dire le cose giuste, anche Paolo è un gran sedano, nel senso che non sa di niente (almeno così dice Romilda, l’amante della moglie che sta nella casetta in Canadà… con vasche, pesciolini e tanti fiori di lillà, e tutte le ragazze che passavano di là dicevano: “Che bella la casetta in Canada”! …) e non me lo condirei neanche a colazione, che a Firenze si usa fare con caffellatte molto scuro (ne sa qualcosa la nostra Sol?… :-) ) e a Romeo… o Romeo, Romeo, sei tu il mio Romeo (diceva Giulietta con l’occhio querulo e il bottone asolato… evvabè, volevo dire fuori dall’asola… )… non piaceva perchè incominciava la mattinata presto sempre con la zuppa di cipolle, simile a quella che fanno a Vercelli, da non confondere con i vermicelli che sono tutta un altra cosa e che piacciono tanto ai pesci, trote, scorfani e pesce spada, tranne ai calamari che preferiscono l’acciuga, infatti se tu vai a pescare, prendi la lenza, inforchi l’amo e… amo… t’amo o pio Bove, e mite un sentimento di vigore e di pace al cor m’infondi, come diceva Valentino, ogni volta che sfilava a Montecarlo, quel paese sperduto in capo al mondo, che per raggiungerlo ci vuole la bussola… uhmmm,  no quella di Viareggio, dove andava Mina a cantare negli anni ’60, quando ancora amava sedersi sul muretto di Alassio, in cerca di Antonio che tutte le volte che lo guardo, mi ricorda un sedano, di quelli gratinati che piacevano tanto a Armide da Rotterdam… che poi a noi non ci importa un fico secco… :-)

          … a presto, o quasi… ‘nnagg…

La scatola.

© arthur

          Mi allungo sulla sedia e quasi mi sdraio, oggi è di quelle giornate in cui non ho voglia di pensare a nulla e così, mi stiracchio, con lo sguardo perso un po’ su quella scatola e un po’ fuori alla finestra.

E’ strano, quando vuoi annullare ogni pensiero, i pensieri ti vengono incontro e fanno capolino malgrado tu dica loro di andar via, prepotenti, senza alcun ritegno.

          Torno di nuovo a guardare quella scatola e chissà perché sembra diversa, non è solo questione di colore, anche quello, o di materiale, anche quello, vederla rinchiusa in quell’angolo ne amplifica la forma e le dimensioni, come se il suo contenuto, volesse a tutti i costi spuntar fuori, e al pensiero mi vien quasi da ridere, perché m’immagino due guance gonfie di vento e lettere disordinate che in un’esplosione di linee rette e curve, provano a dar forma a parole mute, ma che hanno l’aspetto di grida che libere da ogni pudore, portano sorrisi, portano lacrime, ricordi ingarbugliati, sommersi dalla polvere del tempo, una matassa di fili da sbrogliare, che si percorrere solo se le dita, tra pollice e indice, trovano il ritmo giusto.

No, non ho voglia di pensare a nulla, come in un cartone animato, sento l’aria che si smuove, risucchiata dal sordo rumore di un coperchio che si chiude, e un raggio di sole, che filtra dai vetri appannati della finestra, mi rammenta la giornata che da poco è incominciata… beh, tiriamoci su le maniche, che son tante le cose che m’aspettano e nel farlo, sorrido al nuovo giorno, perché oggi sono quel che sono…

Buon 2010!!!

© arthur

Capodanno

Pochi attimi ancora e un altro anno giunge
alla sua fine;
con esso fugge il tempo, e con il tempo
la vita si consuma.
Ma se la fine in noi lascia rimpianti,
mantiene pur sempre l’illusione,
speranze accende.
Un anno muore e un altro che incomincia
insieme con noi la sua vita!
Non si rallegra il tuo cuore,
pur se grave d’affanni scorre il giorno,
pur se tempeste attende?
Brindiamo adunque alla vita e alla sorte
che sia con noi benigna;
e cantiamo al nuovo sole
perché domani sorga più splendente.

Santi

Auguri di CUORE a tutti voi!!!

Buon Natale!!!

Buon Natale…

          Quest’anno, visto il successo che ha riscosso la pagina curata da Morena Fanti “Scriveregiocando”, ho pensato di farvi gli auguri girando un video per le vie Natalizie della mia città, con dentro anche l’animazione dei nomi dei partecipanti al bel sito di Morena, con i titoli delle poesie e dei racconti che ognuno di noi ha mandato per questo Natale.

          L’ho fatto per gioco, ma anche per augurarvi in una maniera diciamo insolita, un Buon Natale ed un meraviglioso 2010.

Arguri e… buona visione!

25 Dicembre 2009…

          … eccoci arrivati al giorno di Natale… piccola cronaca di una giornata all’insegna del buon umore…. Continua a leggere

Mannaggia questi regali…

© arthur

© arthur

Beh, anche se in maniera diversa dagli altri anni, si vede che siamo sotto Natale, dalle strade illuminate, alla gente che prende d’assalto i centri commerciali… oggi ero a mangiare qualcosa in una gastronomia Siciliana, così giusto per assaggiare le loro specialità e, mentre aspettavo, entra una ragazza circa sui 15 anni, si dirige ad un tavolo dove c’è una signora che a quanto pare l’aspetta e incominciano a parlare…

          “Ciao amore, scusami ma non ti ho aspettata, ho già mangiato, cosa vuoi?”

“ Ma… aspetta, prendo un calzone con il prosciutto…”

          “ E cambiare magari?” Risponde con una risata la madre…

“Dai mamma, lasciami stare che oggi sono inversa… stamattina avevo detto al papà che c’era un’occasione da non lasciarsi sfuggire assolutamente… “

          “ Già, le tue sono sempre occasioni da non perdere… “

“Maddai, mamma, vendono una sciarpa, con cappello e un paio di guanti… belli davvero… “

          “Non mi sembra che ti manchi la sciarpa, quella appesa al collo cos’è? “

“ Sì, ma quella è una sciarpa che s’accompagna ai guanti e al cappello… che figata… insomma, il papà ha fatto orecchie da mercante, come al solito, manco gli avessi chiesto chissà cosa… “

           “ Tesoro, guarda che hai già avuto in regalo una bella camicia… da 60 euro… ehhhh… “

“Pochissimo… dai mamma, e poi sono già finiti i regali quest’anno?”

          “Beh, insomma, tu chiedi sempre, non credi di esagerare?”

 “ Io esagerare? Guarda che nella mia classe ci sono ragazze che hanno sempre un sacco di regali e magari non chiedono neanche… “

          Oopss… a quel punto ho fatto un sorriso anch’io e mi sono chiesto: ma, non è contenta perché quello che ha è poco o perché quello che hanno le compagne è di più?

 Mannaggia questi regali… ;)

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